Circolare fiscale/amministrativa n. 2/2014

a cura del rag. Franco De Renzo (Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano al n. 1447 Commercialista – Revisore Contabile – Consulente Tecnico del Tribunale di Milano) franco.derenzo@studioderenzo.it

 1. ABUSO DEL DIRITTO – GOVERNO ITALIANO

Il nostro Governo (Letta), alla presentazione del Decreto Destinazione Italia ha fatto presente che: “Il concetto di abuso del diritto è nato nell’ambito dell’Unione Europea, per effetto di alcune sentenze della Corte di Giustizia limiate al comparto dei tributi armonizzati, e ha successivamente avuto uno sviluppo anche in Italia a seguito di alcune pronunce della Corte di Cassazione. Si tratta, quindi, di una fattispecie giurisprudenziale che confonde e rende incerto, con importanti ripercussioni penali, il confine fra evasione ed elusione fiscale e colpisce anche quei comportamenti del contribuente che, pur leciti, mirano a ottenere vantaggi non previsti dal legislatore. Un’interpretazione troppo estensiva della definizione di abuso mina le certezze necessarie alle imprese per un’adeguata pianificazione fiscale”. Forse, è per questo che la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, sez. 46, sentenza n. 97/46/2011 del 27.07.2011, ha considerato l’accertamento relativo al recupero a tassazione per le plusvalenze da cessione a titolo oneroso ritenendo che il contribuente abbia posto in essere una condotta elusiva, cedendo, dopo due mesi dalla rivalutazione, le proprie quote. In particolare i giudici hanno ritenuto che “il ricorso alle norme agevolative di rivalutazione è l’indispensabile presupposto del complesso meccanismo abusivo teso a nascondere l’effettiva capacità contributiva del contribuente rispetto alle utilità economiche ricavate dalla società dallo stesso partecipata avvalendosi di schermi societari”. La Cassazione (sentenza 2193/2012), tra le altre, rivendica l’esistenza nell’ordinamento tributario del generale divieto di abuso del diritto, consente il disconoscimento degli effetti di qualunque negozio posto in essere solo per vantaggi fiscali senza la presenza di valide ragioni economiche. Navighiamo nel campo delle cento pertiche. In sede di verifica, qualsiasi operazione potrebbe essere considerata non fiscalmente compatibile. Cassazione, Sentenza 4604 del 26.04.2014: è stato accolto il ricorso di una società tacciata dall’Amministrazione finanziaria di elusione fiscale per aver acquistato un pacchetto azionario in una società lussemburghese perché il miglioramento dell’azienda è una valida ragione economica per far annullare l’accertamento basato sull’abuso del diritto. Infatti, non sussiste elusione fiscale per l’acquisto del pacchetto azionario della società lussemburghese se l’operazione rientra in un valido piano di ristrutturazione aziendale, al di là dell’abbattimento dell’utile e quindi del risparmio d’imposta.

2. AFFITTO NON IN CONTANTI – LEGGE DI STABILITA’ 2014 ART. 1 C. 50

I pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo in forme e modalità che escludano l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità, anche ai fini dell’asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore.

3. AGEVOLAZIONE “NUOVA SABATINI” – DECR. MIN. SVIL. 27.11.2013

La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 27.11.2013 e della Circolare 10.02.2014, n. 4567 per dare attuazione all’agevolazione comunemente nota sotto il nome di “Nuova Sabatini” che si concretizza nella concessione ed erogazione di un contributo in conto interessi in relazione ad operazioni di finanziamento per l’acquisto e la locazione finanziaria di macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese. Si tratta di uno strumento di sostegno economico in operazioni di finanziamento degli investimenti compiuti da imprese con sede operativa in Italia, non in liquidazione né soggette a procedure concorsuali, e che non si trovano nelle condizioni tali da risultare “imprese in difficoltà” nella definizione fornita nel regolamento CE n. 800/2008. L’oggetto dell’investimento devono essere beni nuovi di fabbrica, e tecnologie digitali, classificabili nelle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dello Stato Patrimoniale, con esclusione, quindi, di immobili e terreni. Nel DM sono regolamentate le condizioni di accesso, la misura massima del contributo, le modalità di concessione, erogazione e controllo; la CM, invece, detta termini e condizioni per la presentazione delle domande per la concessione ed erogazione del contributo in conto interessi. E’ indispensabile prestare molta attenzione per non incorrere in sempre possibili errori. L’art. 10, co. 4, del DM richiede che sull’originale della fattura di acquisto (da conservare per 10 anni), anche se d’acconto, deve essere riportata “con scrittura indelebile, anche mediante l’utilizzo di un apposito timbro” “SPESA di Euro ______ realizzata con il concorso delle provvidenze previste dall’art. 2, comma 5, del D. L. 21.06.2013, n. 69”. La dicitura assume una funzione sostanziale, tanto che è precisato che laddove la fattura di acquisto ne sia sprovvista, la stessa non è considerata valida ai fini dell’agevolazione con la conseguenza che la corrispondente quota di contributo sarebbe revocata. La Circolare prevede anche il coinvolgimento del presidente del Collegio Sindacale della Società o, in mancanza, di un Revisore, perché:

  • Al punto 7.6 è richiesto che l’erogazione del contributo sia soggetta al completamento dell’investimento da attestare con dichiarazione sostituiva di atto di notorietà da rendere entro 60 giorni dal completamento; questa dichiarazione deve essere firmata non solo dal legale rappresentante della società, ma anche dal presidente del Collegio Sindacale o, in mancanza di quest’ultimo, da un revisore legale iscritto al relativo registro;
  • Al punto 8.1, è previsto che la richiesta di erogazione del contributo e la documentazione allegata, debbano essere sottoscritte oltre che dal legale rappresentante della società, di nuovo dal Presidente del Collegio Sindacale o, in mancanza di quest’ultimo, da un revisore legale iscritto al relativo registro.

La Divisione VI della direzione generale per gli incentivi alle imprese del Mise ha redatto un apposito foglio di calcolo per determinare il contributo che copre parte degli interessi a carico delle imprese sui finanziamenti bancari.

4. ANTI-ECONOMICITA’ DELLE OPERAZIONI COMMERICALI – CIRC. GURDIA FINANZA N. 1/2008

L’Amministrazione finanziaria contesta la liceità fiscale di operazioni economiche concluse da un’impresa realizzando una perdita oppure sostenendo spese comunque giudicate eccessive rispetto ai proventi cui esse sono, o possono essere, correlate. Già nella Circolare della Guardia di Finanza n. 1/2008, la questione era stata segnalata anche attraverso il richiamo alla giurisprudenza che legittima la rilevanza indiziaria del comportamento antieconomico dell’imprenditore, quando questo non sia giustificato o motivato in modo adeguato, e in modo particolare quando ricorrono altri elementi presuntivi a sostegno della contestazione stessa.

5. ANTIRICICLAGGIO  CONSOB 18802-2014

Consob, Bankitalia e Ivass, sottolineano l’obbligo per i revisori di effettuare una lista della propria clientela con l’eventuale identificazione dei profili più a rischio e disciplinano le modalità con cui eseguire gli obblighi di adeguata verifica. I revisori, durante la loro attività professionale, sono obbligati a svolgere un’adeguata verifica della clientela in modo proporzionale al rischio di riciclaggio dei proventi di azioni criminose e di finanziamento del terrorismo. Inoltre, sono tenuti a effettuare un controllo costante, utilizzando anche procedure informatiche e algoritmi definiti, per classificare il grado di pericolosità correlato ai suddetti reati. Come già evidenziato in un documento analogo della Banca d’Italia, i dati che necessariamente devono essere acquisiti per effettuare un’adeguata verifica sono quelli che riguardano il titolare effettivo e quelli inerenti lo scopo e natura della prestazione professionale. Tutte le informazioni acquisite nel corso dell’adeguata verifica devono essere conservate in formato cartaceo o elettronico per poterle esibire alle autorità di vigilanza e dimostrare così le procedure di verifica adottate.

6. BONIFICI DALL’ESTERO CON RITENUTA – PROVV. 2013/151663 AGENZIA ENTRATE

Dal 1° febbraio 2014, le banche sono obbligate alla ritenuta del 20% sui bonifici in arrivo dall’estero alle persone fisiche. Le ritenute sono automatiche (a meno di precedente richiesta di esclusione) e spetterà poi al contribuente dimostrare che le somme non hanno natura di compenso “reddituale”. Entra così in vigore l’art. 4, co. 2, D.L. n. 167/90 modificato dalla Legge n. 93/2013) che assoggetta a ritenuta d’acconto del 20% qualsiasi bonifico estero in entrata, percepito da una persona fisica. Le specifiche applicative si trovano nel provvedimento n. 2013/151663 del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 18.12.2013 e il prelievo è frutto della decisione di considerare ogni bonifico proveniente dall’estero e diretto a una persona fisica italiana, come una componente reddituale imponibile, salvo prova contraria che deve essere data dal contribuente che riceva la somma sul proprio conto corrente. Di fatto, a tutti i contribuenti che riceveranno un bonifico dall’estero sul proprio conto personale, e non professionale o d’impresa, sarà applicata la ritenuta, a titolo di acconto che sarà, poi, scomputata in sede di dichiarazione annuale dei redditi. L’intermediario sarà tenuto a segnalare all’amministrazione finanziaria coloro i quali richiederanno la dispensa dalla ritenuta sui bonifici esteri in entrata, per permettere agli organi di controllo di verificare l’andamento patrimoniale degli investimenti esteri con una quadratura fra i quadri RW da un periodo all’altro. Il Sole del 19.02.2014, a pag. 17, riprende l’esame dei problemi. L’applicazione della nuova normativa sulla ritenuta d’ingresso sui pagamenti provenienti dall’estero sta determinando una serie di interrogativi sulle operazioni finanziarie più ricorrenti. Infatti, la locuzione usata dal legislatore che prevede la tassazione di tutti i flussi finanziari provenienti dall’estero e destinati alle persone fisiche residenti renderebbe molto ampia la platea delle operazioni da sottoporre a questa tassazione. L’utilizzo di una siffatta terminologia avrebbe come conseguenza diretta il ricorso “massiccio” all’autocertificazione, al fine di escludere tutta una serie di movimentazioni dall’applicazione della norma prevista sulla trattenuta del 20%. La ratio della norma non prevede, però, l’utilizzo estensivo dell’autocertificazione per quei contribuenti che non siano possessori di attività all’estero e che, quindi, non abbiano mai compilato il quadro RW del modello unico.  VEDETE, NON BISOGNA DISPERARE: il 19 febbraio 2014, il Ministero dell’Economia ha disposto la sospensione della norma!

7. BUONI PASTO, PROFILO FISCALE – ART. 75, C. 3 – LEGGE 413/1991

Il trattamento fiscale dei buoni pasto prevede vantaggi sia per il datore che li eroga, che ne dedurre il costo e, detrarre l’IVA, sia per il dipendente che lo riceve che non lo vede incluso nella sua base imponibile ai fini della tassazione IRPEF. Pur essendo il costo del buono pasto interamente deducibile, l’Iva relativa all’acquisto per il datore di lavoro, fino al 2008 era totalmente indetraibile se il servizio mensa non era effettuato nei locali dell’impresa. Il D.L. 25.6.2008, n. 11, all’art. 83, c. 28-bis, ha soppresso il periodo in cui si decreta la non detraibilità dell’Iva relativa a “somministrazioni effettuate nei confronti dei datori di lavori nei locali dell’impresa o in locali adibiti a mensa scolastica, aziendale o interaziendale e delle somministrazioni commessa da imprese che forniscono servizi sostitutivi di mense aziendali”. Perciò sia il costo sia l’IVA sono per il datore rispettivamente interamente deducibili/detraibili ed inoltre fino all’importo di 5,29 euro, la somma non è nemmeno soggetta a contributi previdenziali.

8. CARTELLE EQUITALIA SOSPESE, SE LA PA NON PAGA – D.L. 145/2013 (DESTINAZ. ITALIA)

E’ stato approvato un emendamento che prevede per il 2014 la sospensione delle cartelle Equitalia per imprese e professionisti che vantano un credito nei confronti della Pubblica Amministrazione. La Sentenza della Cassazione n. 5467 del 4 feb. 2014 però ha condannato un imprenditore che non aveva versato le imposte per mancanza di liquidità per non aver ricevuto in pagamento le proprie fatture emesse alla Pubblica Amministrazione. La Cassazione ha precisato che quando si pagano le competenze ai dipendenti bisogna anche provvedere ad accantonare il necessario per tasse e contributi. Vale comunque la considerazione, con la conseguente perdita di legittimazione e autorevolezza davanti ai propri cittadini, di uno Stato che punisce l’inadempimento del privato restando invece indifferente allorquando la medesima condotta negativa è assunta da pubblici amministratori, e rimane da domandarsi come possa rinvenirsi un atteggiamento doloso in capo ad un amministratore che non versa all’Erario quanto dovuto non perché non vuole, ma perché non può; e non può perché, a sua volta, vittima di un altro inadempimento, posto in essere (in sostanza) dal medesimo soggetto che lo sanziona penalmente.

9. CESSIONE DI AZIENDE O DI QUOTE DI AZIENDE – ITALIAOGGI 23.03.2013, PAG. 25

La dottoressa Emanuela Fusa ha scritto che: “Nelle cessione di azienda occorre capire rispetto a quale parametro il prezzo dell’operazione possa definirsi “congruo” e se il problema si presenti anche nelle transazioni tra soggetti indipendenti. Aspetti su cui il Contribuente e l’Erario potrebbero discutere all’infinito sostenendo le reciproche tesi: insindacabilità del prezzo di una transazione indipendente, possibilità di verificare l’assenza dell’intento elusivo. Il buon senso porta a ritenere che il prezzo dovrebbe essere giustificato, in modo trasparente, in relazione alle caratteristiche dell’operazione. Utile supporto potrebbe essere la preventiva relazione di un esperto indipendente che tuteli sia il contribuente sia l’Amministrazione finanziaria. Un giudizio sulla congruità del prezzo che ne spieghi la sostanza in relazione alle caratteristiche dell’operazione e dei contraenti. Se la perizia può tutelare l’operato degli amministratori nei confronti degli stakeholders (Governance), lo stesso ruolo dovrebbe avere a fini fiscali, l’erario è comunque soggetto avente interessi nell’impresa. Il problema riguarderebbe solo la validità sostanziale del documento, la sua idoneità tecnica allo scopo dimostrativo. La relazione del perito dovrebbe tutelare tutti gli interessi coinvolti considerandone le esigenze. L’erario vuole “l’oggettiva determinabilità” dei valori, una perizia di stima non può abbandonate totalmente il giudizio. 

10. CLIENTELA, MISURARNE LA SODDISFAZIONE – EUROCONFERENCE 29.01.2014

Si tende a investire grandi energie e ingenti risorse per tentare di acquisire nuovi clienti e nuovi incarichi, ma senza poi spendere un euro in più per indagare se, una volta conquistati, i nostri clienti trovano soddisfazione nell’esperienza che gli andiamo ad offrire. Non sappiamo, tra l’altro, nemmeno di preciso in che misura sono soddisfatti.

  • Sono talmente soddisfatti da non prendere nemmeno in  considerazione l’ipotesi di rivolgersi ad altri in futuro?
  • sono discretamente soddisfatti, ma alla prima occasione utile ci tradiranno per rivolgersi ad altro studio che magari ha compreso o soddisfatto esigenze che noi non siamo stati in grado di rilevare o gestire?
  • Oppure non sono per niente soddisfatti e magari andranno a comunicare la loro esperienza negativa con altri potenziali clienti?

Il cliente può dirsi soddisfatto quando la qualità che egli percepisce dalla prestazione ricevuta è almeno in linea con la qualità che si attendeva di ricevere. Detta aspettativa si forma prima che il cliente acquisti la prestazione professionale ed è indotta da eventuali precedenti esperienze, dalla reputazione dello studio, dalle promesse fatte dallo studio in termini di immagine, in base al passaparola e alle segnalazioni. Il dato al quale lo studio professionale deve fare riferimento in sede di valutazione della prestazione professionale erogata è quindi la (eventuale) discrasia tra servizio atteso e percezioni del cliente rispetto alla prestazione ricevuta. Se tale differenza è positiva allora il cliente si dice deliziato, se le percezioni sono in linea con le attese, il servizio è “senza lode e sena infamia”, se detta differenza è negativa si rilevano motivi di insoddisfazione.

11. COOPERATIVE E IRES – LEGGE 311/2004, CC. 460/468

La Legge 311/2004 ha introdotto il regime fiscale ai fini delle imposte dirette per le cooperative. Con i commi 36-bis e 36-ter dell’art. 2 del D. L. 138/2011 si ha un aumento della quota di utili soggetti a tassazione ai fini Ires:

a)     Per le cooperative a mutualità prevalente dal 30% al 40%;

b)     Per le cooperative di consumo dal 55% al 65%;

c)     Le cooperative agricole e della piccola pesca continuano ad essere assoggettate ad Ires nella misura del 20%.

Il testo del comma 36-ter dell’articolo 2 del D.L. 138/2011 dispone che l’art. 12 della Legge 904/1977 (esclusione da Ires degli utili accantonati a riserve indivisibile) non si applica alla quota del 10% degli utili netti annuale destinati alla riserva indivisibile. Ora questa previsione è modificata. Infatti, l’esclusione dall’Ires dell’accantonamento a riserva legale non si applica al 10% degli utili destinati a tale riserva. Pertanto, essendo, in linea di massima, la riserva pari al 30%, la parte assoggettata ad Ires è pari al 3%.

12. CONTRIBUTI NON VERSATI, RESPONSABILITA’ PENALE – CASS. 5905 DEL 7.02.2014

Credo che questo argomento sarà oggetto di molte sentenze, considerata la perdurante crisi economica. Suggerisco, però, di non prendere la sentenza valida per ogni occasione, ma stare molto attenti. La sentenza precisa che: “può essere esclusa la colpevolezza dell’imprenditore che omette di versare le ritenute operate se non ha la provvista necessari per aver pagato gli stipendi ai dipendenti. L’onere probatorio incombe sul contribuente che invoca la crisi di liquidità, ma il giudice di merito non può limitarsi a escludere l’assenza del dolo senza valutare le prove offerte dall’imprenditore imputato.”

13. DISTRIBUZIONE DI UTILI SOCIALI – ART. 2433, C. 2 C.C.

Si ricorda che la distribuzione degli utili ai soci è possibile solo per “utili realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato” senza dimenticare, quanto prevede il comma 3 dello stesso articolo, che specifica “se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fono a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente”. Inoltre, secondo quanto disciplinato dall’art. 2426, numero 5, nel caso in cui in bilancio siano presenti costi di impianto e di ampliamento, costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità capitalizzati, fino a che l’ammortamento non è completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.

14. FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI – ART. 2, D.LGS. 74/2000

Commette reato di dichiarazione fraudolenta chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a tali imposte elementi passivi fittizi avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, se tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria. Il reato comporta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni. Il delitto non è comunque punibile a titolo di tentativo (art. 6, D.Lgs. n. 74/2000). Chi emette fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’art. 2 per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri operazioni inesistenti.

15. IMPOSTA UNICA COMUNALE IUC – L. 147/2013 – ART. 1, C. 639 ETC.

La legge 147 è la Legge di Stabilità 2014. I commi interessati sono 639, 640, 682 e 683. E’ istituita l’Imposta Unica Comunale (IUC), basata su due presupposti impositivi:

  • uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore;
  • l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali.

La UIC si compone dell’imposta comunale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola:

  • nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore sia dell’utilizzatore dell’immobile;
  • nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

L’aliquota massima complessiva dell’IMU e della TASI non può superare i limiti prefissati per la sola IMU. Con regolamento il Comune determina la disciplina per l’applicazione della IUC, concernente, tra l’altro:

a)     per quanto riguarda la TARI:

  1. i criteri di determinazione delle tariffe;
  2. la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti;
  3. la disciplina delle riduzioni tariffarie;
  4. la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;
  5. l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività è svolta.

b)     per quanto riguarda la TASI:

  1. La disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;
  2. L’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la TASI è diretta.

16. LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA – LEGGE STABILITA’ 2014

La Legge di Stabilità 2014 ha prorogato la detrazione al 65% per lavori di riqualificazione energetica al 31.121.2014 e ha fissato l’aliquota al 50% per le spese sostenute nel periodo 01 gennaio – 31 dicembre 2015. Per individuare la misura del bonus è necessario identificare la data di sostenimento della spesa, coincidente con il versamento per le persone fisiche e definito in base al principio di competenza per le imprese. La disposizione ha prorogato anche la detrazione al 50% per i lavori di recupero del patrimonio edilizio in relazione alle spese sostenute fino al 31.12.2014; tale detrazione spetterà nella misura del 40% per il 2015. La proroga ha riguardato anche il limite di spesa massima che rimarrà pari a Euro 96.000 fino al 31.12.2015. La detrazione tornerà al 36%, nel limite di Euro 48.000, dal 1° gennaio 2016.

Periodo spese sostenute

Interventi recupero patrimonio edile

Interventi riqualificazione energetica

Dal

Al

Detrazione

Limite Spesa

Detrazione

Descrizione

Limite Spesa

01.01.2012 25.06.2012

36%

48.000

55%

Interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti 100.000
26.06.2012 31.12.2012

50%

96.000

(a)

55%

Interventi sull’involucro degli edifici esistenti 60.000
01.01.2013 05.06.2013

50%

96.000

(b)

55%

Interventi sull’involucro degli edifici esistenti 60.000
06.06.2013 31.12.2014

50%

96.000

(b)

65%

©

Installazione di pannelli solari per acqua calda 60.000
01.01.2015 31.12.2015

40%

96.000

50%

Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale 30.000
01.01.2016  

36%

48.000

36%

  48.000
   

   

(a)    Per un ammontare massimo di 96.000 euro, al netto delle spese già sostenute alla data del 26.06.2012, comunque nei limiti di Euro 48.000, per le quali resta ferma la detrazione del 36%.

(b)    Per un ammontare di Euro 96.000, tenendo conto, in caso di mera prosecuzione dei lavori, delle spese sostenute negli anni precedenti,

(c)    Per le spese su parti comuni di edifici condominiali o che interessano tutte le unità immobiliari, di cui si compone il condominio, la detrazione spetta nella misura del:

  •  65% per le spese sostenute nel periodo 06.06.2013 – 30.06.2015;
  •  50% per le spese sostenute nel periodo 01.07.2015 – 30.06.2015.

17. LEASING, NUOVE REGOLE DAL 1° GEN. 2014 – LEGGE STABILITA’ 2014

La Legge Stabilità 2014 ha previsto che a partire dal 1° gennaio 2014, i leasing siano deducibili:

  • Per i beni mobili, la durata non deve essere inferiore alla metà del periodo di ammortamento;
  • Per gli immobili, la durata dei canoni non deve essere inferiore a 12 anni.

Soprattutto la nuova deduzione dei leasing immobiliari, nel caso occorressero nuove risorse finanziarie, spinge a considerare l’opportunità di porre in essere un’operazione di lease back. Non c’è troppa chiarezza sull’imponibilità dell’eventuale plusvalenza, data dalla differenza positiva tra prezzo della vendita e valore contabile netto del bene, perché l’OIC 1 prevede che debba essere suddiviso per la durata del successivo contratto di leasing, e quindi per dodici anni, mentre l’Agenzia delle Entrate insiste nel voler ridurre questo periodo, come normalmente si fa per altre sopravvenienze, a cinque periodi di d’imposta. Se nel passato si è provveduto con la rivalutazione degli immobili, l’operazione di lease back potrebbe essere ancora di più presa in debita considerazione.

18. NOTA INTEGRATIVA – ITALIAOGGI 10.02.2014, PAG.15

Novità per gli schemi di bilancio, Le bozze dei nuovi principi contabili, anticipando i contenuti della nuova direttiva sui conti annuali (da adottare entro l’estate del 2015) e allineandosi alla migliore prassi internazionale (gli Ifrs in primis), reintegrano la struttura della nota integrativa e raccomandano, per qualsiasi bilancio, la redazione del rendiconto finanziario: l’Organismo italiano di contabilità (OIC), grazie alla recente pubblicazione degli Oic 10 e 12, chiede, infatti, un significativo cambio di passo, in termini di chiarezza e qualità dell’informativa economico-finanziaria, alla comunità bilancistica nazionale.

19. PATRIMONIO DA DIFENDERE – RIFLESSIONI PERSONALI 16-02.2014

Il momento economico che stiamo vivendo è molto delicato e le insidie per i soggetti che svolgono un’attività economica (imprenditori, amministratori e professionisti) sono sempre maggiori. Ritengo che un’adeguata protezione del patrimonio diventa davvero un’esigenza imprescindibile, innanzitutto per noi stessi. Diverse sono le possibilità in questo senso (dal fondo patrimoniale all’intestazione fiduciaria, dalle polizze vita ai vincoli di destinazione), ma lo strumento che sta prendendo un’importanza sempre maggiore per assicurare un’adeguata protezione del patrimonio è sicuramente il trust. Siamo di fronte ad un istituto non disciplinato direttamente nell’ambito del diritto civile italiano, nonostante la legge comunitaria avesse delegato il Governo ad introdurlo nel nostro ordinamento, ma che trova comunque piena legittimazione nella sua applicazione per effetto del recepimento della Convenzione dell’Aja del 1985. Nell’ambito della normativa tributaria, invece, la Finanziaria 2007 ha inserito il trust tra i soggetti Ires disciplinati dall’art. 73 del Tuir; si sono poi susseguite numerose interpretazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla tassazione del trust e dei beneficiari dello stesso. Comunque, dobbiamo avere fede. Dopo che il Governo (qualsiasi governo) avrà emanato i 300 regolamenti che mancano per l’attuazione di leggi, dopo che finalmente qualche avvocato intraprenderà una causa per la disparità di trattamento pensionistico previsto per tutti i cittadini (la pensione è il frutto dei versamenti eseguiti) tranne che per la casta, è probabile che qualcuno prenderà in mano la situazione e prima o avremo una legge italiana sul trust.

20. PATTO DI NON CONCORRENZA – ART. 2125 C.C.

Il Patto di non concorrenza è l’accordo attraverso il quale il datore e il lavoratore estendono l’obbligo di non concorrenza anche a un periodo successivo alla cessazione del medesimo, ed ha lo scopo di regolare due diverse esigenze:

  • quella del lavoratore, in relazione allo svolgimento della propria attività lavorativa (limitabile solo in casi particolari e dietro congruo corrispettivo;
  • quella dell’imprenditore, che ha lo scopo di garantirsi dal rischio della divulgazione e dallo sfruttamento da parte della concorrenza dei suoi metodi e dei segreti che caratterizzano la propria attività imprenditoriale.

Il patto è un contratto a titolo oneroso e a prestazioni corrispettive, la cui validità è subordinata a un articolato ordine di limiti:

  • Necessità della forma scritta;
  • Previsione di un corrispettivo (mediamente dal 15 al 25% dello stipendio lordo annuo);
  • Delimitazione delle attività di concorrenza vietate (ma non può rendergli impossibile ogni altra attività lavorativa inerente alle proprie attitudine professionali);
  • Limiti di durata (massimo 5 anni);
  • Limiti di luogo (anche fino a tutto il territorio nazionale, ma non tale da pregiudicare l’attività lavorativa dell’ex dipendente).

21. REATI FISCALI E RESPONSABILITA’ DEGLI ENTI – CASS. 39873 DEL 26.9.2013

Le Sezioni Unite hanno statuito che tra le fattispecie penali tributarie di frode fiscale e il delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato vi è un rapporto di specialità e, pertanto, non è ammissibile il concorso delle medesime, in quanto trattasi di condotta fraudolenta diretta all’evasione fiscale. Nella stessa sentenza è prevista la condanna per il reato di dichiarazione fraudolenta (1 anno e 6 mesi) per il commercialista che, ai fini della dichiarazione del cliente, tiene conto di fatture che sapeva essere riferite ad operazioni inesistenti in quanto “già in se stesse, erano oggettivamente tali da indurre sospetto in un commercialista appena avveduto, poiché in esse le attività fornite, a fronte di importi considerevoli erano solo genericamente descritte”.

22. REDDITOMETRO E DISINVESTIMENTI – CASS. 3111 DEL 12.02.2014

La Suprema Corte rende sempre più difficile l’applicazione del redditometro. Infatti, l’accertamento è nullo quando l’auto di grossa cilindrata, la seconda casa e il finanziamento della società sono giustificati dal contribuente con dei disinvestimenti. In altri termini, incombe sull’ufficio la prova che il denaro ricavato dalle vendite degli immobili sia stato utilizzato per altre necessità.

23. RELAZIONE SULLA GESTIONE E INDICATORI DI PERFORMANCE – ART. 2428 C.C.

La relazione sulla gestione deve contenere gli indicatori di risultato finanziario utili alla comprensione della situazione della società e all’andamento del risultato della sua gestione (art. 2428 C.C.). Di particolare rilievo, anche alla luce della crisi economica, sono gli indicatori che consentono di monitorare l’indebitamento nei confronti delle banche ed istituti finanziari. Tra questi, un ruolo importante è assunto dalla Posizione Finanziaria Netta (PFN) che consente di individuare l’effettiva esposizione debitoria di un’impresa ad una determinata data.

24. RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA – SISTEMA RATIO 08.10.2013

L’imprenditore dovrebbe attuare buone pratiche di responsabilità sociale per:

a)   Conseguire un migliore clima aziendale, che può incoraggiare la motivazione e la produttività dei collaboratori, oltre ad accrescere la capacità della stessa azienda di attrarre e mantenere personale più qualificato;

b)   Incrementare la reputazione e la fiducia, cui consegue l’aumento della stima dei clienti e dei fornitori che può apportare un più ampio successo economico;

c)   Ottimizzare il riconoscimento, perché, nell’operare nel contesto di riferimento, l’impresa tiene in considerazione le aspettative di clienti, fornitori, collettività locale, banche e di tutti gli altri soggetti con i quali intrattiene rapporti di diverso genere e natura;

d)   Migliorare i rapporti con le istituzioni finanziarie, soprattutto le banche, per poter avere un più facile accesso al credito, in virtù di una riduzione generale del suo profilo di rischio, presentando caratteristiche di maggiore attrattiva come cliente;

e)   Riconoscere l’impegno profuso, perché la responsabilità sociale dell’impresa, lontano dall’essere un espediente che facilita il successo aziendale, è un investimento il cui ritorno si realizza nel lungo periodo;

f)   Ottenere un maggior consenso nell’ambito della comunità di riferimento, dal momento che la RSI consente all’impresa di adattarsi più velocemente alle modifiche e alle esigenze ambientali, specie per quanto riguarda i rapporti con la clientela.

25. RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA NEL BILANCIO 2013 – ART. 1 CC. 140-146 L. 147-2013

Al fine di consentire l’adeguamento ai valori effettivi della rappresentazione contabile delle immobilizzazioni, è ancora possibile, per le società di capitali, gli enti commerciali, gli enti non commerciali e le società ed enti non residenti, che esercitano attività commerciali nel territorio dello Stato, mediante stabili organizzazioni, nonché per le imprese individuali, società in nome collettivo e in accomandita semplice, rivalutare i beni costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali, nonché le partecipazioni in società controllate. La rivalutazione prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva, nella misura del 16%, sui beni ammortizzabili e del 12% sui beni non ammortizzabili (da versare in tre rate di pari importo, senza aggravio di interessi, al 16.06.2014, al 16.06.2015 e al 16.06.2016). La legge di stabilità 2014 ha riaperto, infatti, la possibilità di rivalutare i beni delle imprese, risultanti in bilancio al 31.121.2012, nel bilancio d’esercizio successivo (al 31.12.2013) rinviando, per quanto compatibili alle disposizioni già dettate in passato a proposito delle precedenti rivalutazioni. Una questione particolarmente delicata che richiede chiarimenti attiene alla possibilità di una rivalutazione esclusivamente civilistica.

26. RIVALUTAZIONE TERRENI E PARTECIPAZIONI L. 147 DEL 27.12.13, ART. 1, C. 146

La Legge 147 è la Legge di Stabilità 2014. Le persone fisiche non imprenditori possono adeguare il costo fiscale delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni edificabili e agricoli posseduti al 1° gennaio 2014 sulla base di una perizia giurata, da redigersi entro il 30 giugno 2014. L’imposta sostitutiva deve essere versata entro il 30 giugno 2014 ed è pari al 4% per terreni e partecipazioni qualificate (quote superiori al 20% dei diritti di voto o del 25% del capitale) e del 2% per partecipazioni non qualificate.

27. SVENDITE = BANCAROTTA PER DISTRAZIONE – CASS. 6342 DEL 10.02.2014

Rischia una condanna per bancarotta per distrazione l’imprenditore che, per fronteggiare la crisi, svende la merce. Insomma, è punibile penalmente qualunque condotta di dissipazione dei beni aziendali che conduce la società al fallimento.

28. VISTO CONFORMITA’ PER COMPENSARE CREDITI TRIBUTARI – ART. 1, C. 574, L. 147/2013

L’art. 1, comma 574 della Legge 147 del 27.12.2013 prevede che, a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31.12.2013, i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’Irap per importi superiori a Euro 15.000 annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità, relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito. In alternativa, relativamente alle società di capitali per le quali è esercitato il controllo contabile di cui all’art. 2409-bis del codice civile, la dichiarazione è sottoscritta, oltre che dal legale rappresentante, dai soggetti che esercitano il controllo contabile, attestante l’esecuzione dei controlli di cui all’art. 2, c. 2 D.M. 31.05.1999, n. 164.

29. VOLUNTARY DISCLOSURE = COLLABORAZIONE VOLONTARIA – D.L. 4/2014

A parte il sempre più immotivato uso di parole inglesi, anche nel denominare le norme, è opportuno tenere presente. Dopo la pubblicazione ufficiale del D. L. n. 4/2014, sulla G.U. n. 23 del 29.01.2014, il ministero dell’Economia è intervenuto con la circolare n. prot. DT 8624 del 31.01.2014, per chiarire alcuni aspetti più controversi della procedura della cosiddetta “voluntary disclosure”. La richiesta spontanea da parte del contribuente al Fisco per la regolarizzazione di capitali non dichiarati e detenuti all’estero non determina alcuno sconto per ciò che riguarda l’applicazione delle norme antiriciclaggio e del finanziamento al terrorismo. Dunque, l’approvazione delle nuove norme “non ha alcun impatto sull’applicazione delle sanzioni e dei presidi previsti dal decreto legislativo 21.11.2007, n. 231”. Non è riconosciuta alcuna deroga in questo campo, e le uniche esimenti previste dal decreto devono essere riferite unicamente al piano fiscale, perciò non esonerano in alcun modo i destinatari degli obblighi antiriciclaggio dall’applicare le cautele previste dal D. Lgs. 231/2007. Ne deriva che, anche con riferimento alle attività volontariamente dichiarate al Fisco, resta immutato l’obbligo di attivare la procedura di adeguata verifica della clientela, di identificazione del titolare effettivo, come pure l’applicazione delle misure forzate di controllo della clientela stessa nel caso in cui emerga un elevato rischio di riciclaggio. Parimenti, restano immutati gli obblighi di registrazione e si segnalazione delle operazioni sospette.