Circolare fiscale/amministrativa n. 3/2014

a cura del rag. Franco De Renzo (Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano al n. 1447 Commercialista – Revisore Contabile – Consulente Tecnico del Tribunale di Milano) franco.derenzo@studioderenzo.it

1. ACCERTAMENTO: DATI FISCALI SEMPRE PIU’ IN COMUNE – IL SOLE 01.03.2014, PAG. 17

Il nostro Consiglio dei Ministri ha approvato il 28 feb. 2014 un D. Lgs. che recepisce anche in Italia la direttiva 2001/16/UE e che stabilisce che “La cooperazione fiscale tra Stati membri e anche verso Paesi terzi cambia volto e diventa più efficace con un sostanziale ampliamento del ricorso allo scambio automatico di informazioni e con maggiore integrazione diretta tra le diverse Amministrazioni finanziarie grazie alla possibilità che i funzionari di un Paese possono presenziare in modo diretto ai controlli effettuati in altri Stati membri”.

2. AMMINISTRATORE, CONFLITTO DI INTERESSI – CASS. 563, 08.01.2014

Ai sensi dell’art. 2391, comma 1, Codice Civile, l’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata. Se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l’operazione, investendo della stessa l’organo collegiale; se si tratta di amministratore unico, deve darne notizia anche alla prima assemblea utile. In base all’art. 2629-bis c.c., inoltre, l’amministratore (o il componente del consiglio di gestione) di società con titoli quotati o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ovvero di banche, intermediari finanziari o assicurazioni, che violi gli obblighi previsti dall’art. 2391, comma 1, c.c., è punito con la reclusione da uno a tre anni, se dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi. Dalla sentenza della Corte di Cassazione 8 gennaio 2014, n. 563, sembra di poter desumere che: il reato di omessa comunicazione del conflitto di interessi, di cui all’art. 2629-bis c.c., è determinato, prima ancora che dall’evento di pregiudizio per la società, dalla condotta di violazione degli obblighi relativi al conflitto stesso di cui all’art. 2391 c.c., rispetto a tale condotta il mero atteggiamento passivo degli altri amministratori o sindaci interviene come fatto susseguente ed in sé non rappresentativo di un sostegno, anche solo di carattere morale, alla violazione.

3. ANTIRICICLAGGIO – D.LGS. 74/2000

Sono riflessioni personali, da prendere nella maniera buona. Partecipare ai convegni di aggiornamento professionale non sempre raggiunge lo scopo che si vorrebbe. Il Consiglio dei Dottori Commercialisti di Milano, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e l’Agenzia delle Entrate dicono che il professionista che è a conoscenza di un mancato pagamento, da parte di un Cliente, di imposte superiore a 50.000, entro i termini per la presentazione della dichiarazione, obbliga il professionista a denunciarlo al MEF (Ministero dell’Economia e Finanza). Lascio al lettore di comprendere appieno la portata di un tale indirizzo che, naturalmente, non troverà alcun giudice a considerarlo in maniera differente. Se poi il professionista “consiglia” il Cliente su cosa fare per eludere, evadere, evitare il pagamento, non pagare, naturalmente se ne rende corresponsabile e ne pagherà le conseguenze. Le banche all’estero stanno informando i clienti italiani che entro il 30 giugno 2014 dovranno regolarizzare le loro posizioni o ricevendo un assegno circolare a saldo dei loro depositi o ricevendo l’Iban ove trasferirli. Infatti, è stato raggiunto un accordo tra i vari Paesi ed il mancato adeguamento si trasforma in denuncia per le norme sull’antiriciclaggio a danno del direttore e dei funzionari che non si saranno adeguati entro tale data. La Legge obbliga tutti i professionisti a richiedere copia di un documento di identità a tutti i propri Clienti.

4. ASSICURAZIONE PER GLI AMMINISTRATORI – NORMA AIDC N. 154, 01.01.2004

La Norma di comportamento del 1° gennaio 2004, n. 154 dell’Associazione Italiani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili evidenzia:

A)     Il premio relativo ad una polizza di assicurazione, stipulata dalla società per il rischio morte o infortuni di un amministratore, con beneficiario lo stesso amministratore o i suoi eredi, costituisce un compenso in natura tassabile in capo all’amministratore e origina, per la società, un costo deducibile ai fini delle imposte sui redditi ai sensi dell’art. 95 del DPR 917/1986;

B)     Il premio relativo alla stipula di una polizza di assicurazione per il rischio morte o infortuni che prevede quale assicurato l’amministratore e beneficiaria la società non costituisce compenso in natura in capo all’amministratore e origina, per la società, un costo deducibile ai fini delle imposte dirette, per effetto del principio dell’inerenza.

C)     Il premio relativo alla stipula di una polizza di assicurazione nei due casi sopra esposti è deducibile ai fini IRAP nei limiti e alle condizioni previste ai fini delle imposte sui redditi.

5. AUTODIFESA FISCALE IMPOSSIBILE SE SUPERIORE A € 2.582 – CTR LOMBARDIA 281/65/2014

È inammissibile l’appello fai-da-te se la lite tributaria ha un valore superiore a 2.582,28 euro.

6. BANCA: PRESUNZIONI SULLE MOVIMENTAZIONI – IL SOLE 03.03.2014, PAG. 23

Il contribuente deve fornire la prova contraria rispetto alle presunzioni fondate sulle risultanze delle movimentazioni bancarie, ma non è chiaro, in base alla giurisprudenza di legittimità, se a tal fine possa a sua volta avvalersi di altre presunzioni. La Cassazione ha costantemente affermato che la prova contraria non può essere generica, ma deve essere fornita con riferimento a ciascuna operazione (Sentenze 25502 /2011 e 625/2012). Tale principio è stato stabilito anche per i conti intestati agli amministratori di condominio (Sent. 13818/2007, 13819/2007 e 6617/2009). Alcune pronunce di legittimità (253654/2007, 16062/2010 e 20735/2010, e 13035/2012) hanno poi affermato il principio secondo il quale alla presunzione di legge va contrapposta una prova, non un’altra presunzione semplice o una mera affermazione di carattere generale. Non sono, però, mancate prese di posizione a favore dell’ammissibilità della prova presuntiva sia perché la stessa “è a ogni effetto una prova, sia perché, salvo espresse previsioni legislative in contrario, vige nel nostro ordinamento il principio di libertà dei mezzi di prova, sia infine perché non risulta ricavabile dal sistema un principio in base al quale la prova contraria a una presunzione legale non possa essere fornita per presunzioni” (sentenza 25502/2011).

7. BILANCI TRASPARENTI – IL SOLE 08.03.2014, PAG. 17 

La determinazione secondo valori di mercato degli assets finanziari in tempi di crisi e di oscillazione delle Borse è sempre più cruciale per la veridicità e la trasparenza dei bilanci. Per questa ragione IFRS Foundation e IVSC (International Valuation Standard Council) hanno firmato un protocollo d’intesa per rafforzare la convergenza tra gli “International Financial Reporting Standards” (Ifrs) e gli “International Valuation Standards” (Ivs).

8. COMPRAVENDITA PARTECIPAZIONI: CLAUSOLE E PREZZO – EUROCONFERENCE – OP. STRAORD.

L’avv.  Bertuzzo, sulla rivista Operazioni Straordinarie di Euroconference n. 2 – 2014, ha scritto: “Nel contesto di una trattativa avente ad oggetto la compravendita di partecipazioni sociali (siano esse quote o azioni), o di un ramo d’azienda, la determinazione e l’accordo tra le parti sul prezzo riveste un’importanza assoluta e decisiva per la conclusione dell’operazione. Il prezzo rappresenta, infatti, ai sensi ed effetti dell’art. 1470 cod. civ., un elemento essenziale ed imprescindibile del contratto di compravendita. Non solo, il prezzo costituisce a tutti gli effetti, in uno con il bene che dovrà essere compravenduto, l’ “oggetto” proprio del contratto, ossia uno dei requisiti che devono sussistere affinché sia in essere un contratto valido tra le parti. In quanto oggetto del contratto, il prezzo deve soddisfare le condizioni previste dall’art. 1346 cod. civ. ossia, per quanto ci interessa, deve essere “determinato” o “determinabile”. Il nostro ordinamento giuridico richiede che le parti concordino tra loro un corrispettivo di cessione o, almeno, che individuino gli elementi ed i criteri affinché si possa giungere a tale futura determinazione, mentre lascia ampia libertà ed autonomia nella fase di individuazione dei “metodi di valutazione” (del prezzo) e del “tempo nel quale va definito.

9. CRISI ECONOMICA E GOVERNATORE BANCA ITALIA – 28.03.2014

Il Governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco, ha detto all’incontro con l’Associazione dei banchieri, il 19.03.2014: E’ necessario che le imprese si ristrutturino e si mettano in condizioni di competere in un mondo che è molto diverso da quello che le ha viste nascere.Durante la celebrazione alla Luis del centenario della nascita di Guido Carli, il 28.03.2014, tra l’altro:

  1. Rigidità legislative, burocratiche corporative, imprenditoriali, sindacali sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro Paese;
  2. La nostra economia ha subito una ferita: né l’impulso della spesa pubblica, pur se orientata nelle direzioni più congrue, né l’espansione creditizia, pur se attuata con coraggio, varranno da soli a restituirle vigore;
  3. Negli anni ’70 l’immobilismo della politica creava inflazione, mentre oggi il rischio è il ristagno dell’economia;
  4. I segni del risveglio che vediamo sono incoraggianti, ma vanno confermati nei mesi e negli anni futuri: la costanza nell’azione riformatrice è essenziale;
  5. Solo affrontando risolutamente i nodi strutturali che hanno frenato l’economia italiana già prima delle recenti crisi, e ne hanno aggravato le conseguenze, sarà possibile riprendere un sentiero di crescita robusta e duratura.

10. DIRIGENTE E LICENZIAMENTO – CASS. 6110, 17.03.2014

Un dirigente di una società aveva contestato diverse volte alla presidente della stessa alcune circolari sulla base della sua convinzione che queste andassero a limitare i suoi poteri. Lo stesso era stato licenziato per giusta causa in quanto il suo atteggiamento era contrario alle gerarchie aziendali. Impugnato il licenziamento, la vicenda si conclude di fronte alla Cassazione che stabilisce come il licenziamento del dirigente può essere giustificato da qualsiasi motivo, “purché esso possa costituire la base per una motivazione coerente e sorretta da motivi apprezzabili sul piano del diritto, a fronte del quale non è necessaria un’analitica verifica di specifiche condizioni, ma è sufficiente una valutazione globale che escluda l’arbitrarietà del licenziamento in quanto riferito a circostanze idonee a turbare il legame di fiducia con il datore, nel cui ambito rientra l’ampiezza dei poteri attribuiti al dirigente”.

11. IMPOSTE DA PAGARE, ANCHE SE NON SI HANNO RISORSE – CASS. 5105, 05.03.2014

L’amministratore che non versa le imposte per mancanza di liquidità è tenuto a risarcire la società dei danni provocati perché avrebbe, infatti, dovuto deliberare l’aumento di capitale o la liquidazione dell’impresa.

12. INERENZA E SCRITTURA PRIVATA – CTR DI BOLZANO 11.02.2014

La scrittura privata prova l’inerenza dei costi di ristrutturazione anche se è priva di data certa. E in caso di contestazione spetta all’amministrazione finanziaria dimostrare che le scritture private si riferiscono a un accordo simulato.

13. LICENZIAMENTO SENZA RACCOMANDATA = €500.000 – TRIBUNALE DI TREVISO 05.03.2014

Il Corriere del Veneto del 5.03.2014 riporta questa notiziola che distende i nervi ed effonde pace e serenità ma, per favore, non diffondetela tra i conoscenti stranieri, soprattutto se avessero intenzione di intraprendere un’attività produttiva qui da noi. Ha lavorato per quindici giorni e guadagnerà 500.000 euro. È il caso di una segretaria di uno studio medico che, dopo una lunga causa di lavoro, si è vista riconoscere dal tribunale la cifra perché all’epoca, il suo datore di lavoro le diede il benservito dopo i 15 giorni di prova con un semplice arrivederci e grazie, e non con la canonica raccomandata con ricevuta di ritorno come prevede la legge. Il licenziamento era avvenuto nel 2004, anno in cui il medico specialista andò in pensione. Fatto questo che non ha influito sulla decisione finale del giudice del lavoro. Il suo assunto in poche parole è questo: non essendo stata licenziata con le forme “corrette” la donna risultava ancora dipendente dello studio. Con il conseguente pagamento, da parte del professionista, di stipendio e contributi vari. Morale: sette anni dopo il conto, tra Inps, Inail ed Equitalia il conto è lievitato a mezzo milione. Per due sole settimane di lavoro.

14. MAGAZZINO, INVENTARIO FISCALE – EUTEKNE 14.01.2014

Imprenditori, revisori, collegio sindacale e contabili, nel pianificare e svolgere le verifiche relative alla voce “Rimanenze di magazzino, devono porsi i seguenti obiettivi:

  • Accertare l’esistenza dei beni;
  • Verificare che la società ne disponga la proprietà attraverso i documenti atti a dimostrarla;
  • Accertare che la valutazione delle rimanenze sia in linea con i criteri stabiliti dagli statuiti principi contabili di riferimento;
  • Verificare il rispetto del principio di competenza;
  • Verificare la corretta esposizione in bilancio e la relativa informativa fornita nelle note dello stesso;
  • Verificare la continuità di applicazione dei principi contabili per la voce in oggetto. La valutazione deve naturalmente tener conto:
  1. della corretta applicazione delle procedure inventariali;
  2. della verifica della conta fisica;
  3. dell’analisi della significatività dei beni di proprietà della società in deposito presso terzi;
  4. dell’acquisizione della documentazione necessaria per la successiva verifica della competenza;
  5. dell’analisi della serie storica delle svalutazioni che hanno interessato il magazzino nei precedenti esercizi;
  6. delle statistiche sulla frequenza di rotazione dei codici in giacenza a fine esercizio;
  7. il valore netto di realizzo dei beni obsoleti.

15. POLITICA E CRIMINALITA’ – EDITORIALE DI RATO 3/2014 

Il Commissario dell’Unione Europa, Cecilia Malmstrom, responsabile per gli Affari Interni, ha redatto un documento sulla corruzione in Europa. Metà delle pagine sono dedicate all’Italia. Ancora più raccapricciante, quando si legge: “In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, nonché lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo, sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti”. Naturalmente, nessuna notizia in merito sui nostri giornali e telegiornali. Degli stimati 120 miliardi oggetto della corruzione, 60 sono di matrice italiana; una percentuale che, se vera, dovrebbe farci vergognare di un primato così sgradevole, oltretutto corroborato da un altro dato, ovvero che il 97% degli italiani è consapevole di come la corruzione quotidiana si annidi negli appalti, nella gestione dei rifiuti, nell’eolico e che vi sia una larghissima diffusione dell’evasione fiscale, scontrini e fatture non emesse, costi inesistenti o gonfiati e così via.

16. REGISTRO INFORTUNI DA VIDIMARE – ITALIAOGGI 28.03.2014

La Commissione per gli interpelli sulla sicurezza del lavoro, con la nota n. 9/2014 ha precisato che la mancata tenuta o vidimazione del registro infortuni comporta per il datore di lavoro una sanzione amministrativa di importo da 2.580 a 15.490 euro.

17. RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE IMPRESE – D.LGS. 231/2001

La responsabilità amministrativa, così come i programmi per la conformità che hanno l’obiettivo di ridurre i rischi, tutelare il valore delle aziende e gestire la responsabilità dei manager, sono argomento di discussione in tutte le aziende. In Italia, tali aspetti sono regolati dal Decreto Legislativo 231 del 2001 che introduce nel nostro ordinamento la responsabilità diretta delle imprese e delle organizzazioni e si affianca a quella delle persone singole. Questo significa che, se si verificano specifici reati, anche l’impresa può subire sanzioni, come l’interdizione dagli appalti o la sospensione delle licenze o dell’attività. I reati inclusi nel decreto riguardano aspetti come la sicurezza sui luoghi di lavoro, la corruzione nelle gare pubbliche, la redazione del bilancio e i reati ambientali. Il decreto, quindi, tocca quasi tutte le imprese, anche quelle di minori dimensioni. Applicare i modelli organizzativi, previsti dal suddetto decreto, permette di ridurre responsabilità e rischi: ogni azienda deve, perciò, verificare seriamente i benefici derivanti da una corretta applicazione sia in termini di opportunità di lavoro (per es.: appalti pubblici) sia di responsabilità (inclusa quella dei manager). Le numerose fattispecie di reato previste possono essere così raggruppate:

  1. reati commessi nei rapporti con la pubblica amministrazione
  2. reati societari e di abuso dei mercati
  3. reati con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico
  4. reati contro la personalità individuale
  5. reati collegati alla sicurezza sul lavoro
  6. reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
  7. reati informatici
  8. reati riguardanti i delitti di criminalità organizzata
  9. reati riguardanti i delitti contro l’industria e il commercio
  10. reati in materia di violazione del diritto di autore
  11. reati ambientali
  12. reati per cittadini senza permesso di soggiorno

Per evitare le misure dell’interdizione è necessario che l’impresa si doti di un modello di organizzazione idoneo a prevenire i reati, e a dimostrare la continua informazione e il necessario aggiornamento:

a)     dotarsi di modelli di organizzazione idonei a prevenire i reati

b)     applicare i modelli efficacemente

c)     disporre di un organismo deputato a vigilare e monitorare

d)     disporre di un sistema di verifica periodica

e)     disporre di un sistema sanzionatorio

f)     dimostrare la formazione

g)     dimostrare una fraudolenta elusione delle disposizioni

h)    dimostrare di aver esercitato un controllo diligente e continuo

Le fasi principali del sistema di gestione dei rischi deve considerare:

a)   l’identificazione di rischi, ossia l’analisi del contesto aziendale per evidenziare dove e secondo quali modalità si possono verificare eventi pregiudizievoli per gli obiettivi indicati dal D. Lgs. n. 231/2001;

b)   la progettazione del sistema di controllo ossia la valutazione del sistema esistente all’interno dell’ente e il suo eventuale adeguamento, in termini di capacità di contrastare efficacemente, cioè ridurre ad un livello accettabile, i rischi identificati. Concettualmente, ridurre un rischio comporta dover intervenire su due fattori determinanti:

  • la probabilità di accadimento dell’evento, e
  • l’impatto dell’evento stesso.

Il sistema non può però, per operare efficacemente, ridursi ad un’attività una tantum, ma tradursi in un processo continuo (e svolto con una periodicità adeguata). Per quanto riguarda il rischio di comportamenti illeciti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il sistema deve necessariamente tenere conto della legislazione vigente. Per semplificare si ritiene dire che un rischio è accettabile quando i controlli aggiuntivi “costano” più della risorsa da proteggere (le automobili sono dotate di antifurto, ma non di vigilante armato). L’art. 25-ter disciplina, in particolare i reati di: falsità in bilancio, nelle relazioni e nelle comunicazioni sociali, falso in prospetto, falsità nelle relazioni o comunicazioni della società di revisione, impedito controllo, formazione fittizia del capitale, indebita restituzione dei conferimenti, illegale ripartizione degli utili e delle riserve, illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, operazioni in pregiudizio dei creditori, indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, indebita influenza sull’assemblea, aggiotaggio, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. L’art. 6 della norma prevede una forma di “esonero” da responsabilità dell’ente se si dimostra, in occasione di un procedimento penale per uno dei reati considerati, di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati. Il sistema prevede l’istituzione di un organo di controllo interno (il collegio sindacale è un organo esterno) all’ente con il compito di vigilare sull’efficacia reale del modello. La norma stabilisce, infine, che le associazioni di categoria possono disegnare i codici di comportamento, sulla base dei quali andranno elaborati i singoli modelli organizzativi, da comunicare al Ministero di Giustizia, che ha trenta giorni di tempo per formulare le proprie osservazioni. Non si pone sufficiente attenzione al fatto che, ovviamente, l’applicazione delle sanzioni agli enti incide direttamente sugli interessi economici dei soci, i quali, però, potrebbero esperire azione di responsabilità nei confronti degli amministratori inerti che, non avendo adottato il modello, abbiano impedito all’ente di fruire del meccanismo di “esonero” dalla responsabilità.

18. SABATINI BIS AL 31 MARZO – IL SOLE 21.03.2014, PAG. 44

Dal 31 marzo 2014 è possibile alle Piccole e Medie Imprese che intendono rilanciare la loro crescita presentare le domande per partecipare alla suddivisione delle risorse previste dalla nuova SABATINI BIS, introdotta dal D. L. 69/2013. È prevista la concessione di contributi in conto interessi a fronte dei finanziamenti accesi dalle imprese per investimenti produttivi in macchine, impianti e attrezzature nuove di fabbrica, compresi gli investimenti hi-tech. Il contributo è pari all’ammontare complessivo degli interessi calcolati al tasso di interesse del 2,75% su un finanziamento della durata di cinque anni e d’importo equivalente a quello concesso da una banca o da un intermediario finanziario aderente alla convenzione con la CDP, presso la quale è stata costituita la provvista di 2,l5 miliardi di euro. La domanda per la richiesta del finanziamento e per l’accesso al contributo Mise deve, pena l’invalidità:

  • essere compilata dall’impresa in formato elettronico;
  • essere sottoscritta media firma digitale del legale rappresentante dell’impresa richiedente o da un suo procuratore;
  • essere presentata a partire dalle ore 09:00 del 31 marzo 2014 esclusivamente attraverso posta elettronica certificata (PEC) agli indirizzi di Pec delle banche/intermediari finanziari aderenti alle convenzioni con i quali l’impresa dovrà prendere contatto per definire le modalità del finanziamento.

L’istanza deve essere presentata compilando il modulo di domanda predisposto e pubblicato sul sito internet del Ministero dello sviluppo economico. Il modulo di domanda è suddiviso in 8 macro sezioni e deve contenere anche le dichiarazioni sostitutive che il richiedente dovrà presentare in sede di accesso all’agevolazione. Nel caso in cui il contributo richiesto superi i 150.000 euro, si dovrà allegare la dichiarazione per le informazioni antimafia e la copia dell’atto di procura ad eventuale soggetto delegato alla sottoscrizione. Si ricorda che il Ministero continua ad aggiornare la pagina web del proprio sito internet, contenente le Faq in risposta alle domande più frequenti pervenute sull’argomento.

Tenere ben presente che al 21 marzo, solo il Gruppo Banco Popolare aveva aderito all’iniziativa.

19. SCRITTURE CONTABILI INATTENDIBILI = ACCERTAMENTO INDUTTIVO – D.P.R. 570, 16.09.1996

Euroconference News del 31/03/2014 (di Massimo Conigliaro) riporta (dopo aver ricordato che la Circ. Min. n. 7/1946 del 30 aprile 1977 ha chiarito che l’inattendibilità delle scritture contabili rappresenta “il ponte di passaggio tra l’accertamento analitico, effettuato sulla scorta delle scritture contabili e l’accertamento che da queste prescinde…” sostenendo che “quando esistono scritture regolari, l’ufficio non può prescinderne se non sulla base di presunzioni gravi precise e concordanti, allorché, invece, le scritture medesime, per i vizi e le falsità da cui sono minate, cessano di dare la garanzia che ad esse, ove siano regolari, si accompagna, è concesso all’ufficio di rettificare il reddito sulla scorta di elementi comunque acquisiti…..”) un importante pro memoria sulle fattispecie che, inequivocabilmente, statuiscono ex lege, l’inattendibilità delle scritture contabili:

1)    la mancanza di una specifica distinzione, nei sottoconti o partitari, delle varie voci componenti le “disponibilità liquide”;

2)    l’assenza di una distinta annotazione, nei sottoconti o partitari, dei conti che si riferiscono a crediti e debiti, con esclusione dei dipendenti;

3)    l’omessa annotazione (anche complessiva) di versamenti e/o prelevamenti effettuati dall’imprenditore o dai soci;

4)    la mancata annotazione nella nota integrativa o nel libro degli inventari dei criteri adottai per la quantificazione del valore delle rimanenze;

5)    il riscontro da parte degli organi accertatori della presenza di valori (compresi i beni strumentali di cui al punto successivo) che hanno uno scostamento, rispetto ai valori indicati in contabilità, superiore al 10% del valore complessivo delle voci interessate, ovvero, indipendentemente dal superamento del limite del 10%, quando lo scostamento è di importo superiore ad euro 25.822,84;

6)    quando gli Uffici Tributari verificano in sede di accertamento l’utilizzo di uno o più beni strumentali non annotati in contabilità, sempreché lo scostamento complessivo sia superiore al 10% dei beni strumentali totali, considerando anche i beni che non sono posseduti a titolo di proprietà, quelli già completamente ammortizzati, e anche quelli di costo unitario inferiore ad euro 516,46, ad esclusione solamente degli immobili;

7)    quando sono impiegati lavoratori dipendenti non iscritti nei libri paga e matricola o altri addetti che prestano attività occasionale, il cui rapporto non risulta dalla contabilità o da altra documentazione attendibile rinvenuta nel luogo in cui sono tenute le scritture contabili. Sempreché sia scaduto il primo termine utile per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti, ed i compensi non contabilizzati (prendendo come riferimento i contratti collettivi nazionali di lavoro) sono superiori al 10% di quelli che invece risultano annotati. Anche in tal caso, indipendentemente dal superamento del menzionato limite del 10%, la contabilità si dà per inattendibile quando l’ammontare complessivo dei compensi non indicati in contabilità è di importo comunque superiore ad euro 25.822,84. La cassa negativa, i ripetuti prelievi del titolare (che possono far presumere costi in nero) ovvero la totale assenza di prelevamenti (che lascia supporre l’utilizzo di somme incassate in nero), l’anomalo andamento delle rimanenze ovvero il loro totale immobilismo, l’asincronia temporale tra acquisti di materie prime deperibili e le relative fatture di vendita dei prodotti freschi, sono soltanto alcuni degli elementi che possono indurre i verificatori a ritenere inattendibile l’impianto contabile. Basti pensare, peraltro, che un magazzino contabile superiore a quello reale comporta non soltanto la presunzione di cessioni in nero, ma riverbera effetti su altre voci contabili (registrazioni legate alla vendita dei beni, all’iva, agli incassi, ovvero ai crediti, ecc.), che diventano anch’esse non veritiere, con buona pace dell’attendibilità delle scritture contabili nella loro interezza. Occorre pertanto prestare attenzione non soltanto alla corrispondenza tra i fatti aziendali ed i dati contabili, ma anche alla corretta registrazione delle singole voci.

20. TASSE: UNO SPIRAGLIO DI MAGGIORE GIUSTIZIA – IL CORRIERE 26.03.2014

Fa piacere leggere quanto affermato dal sostituto procuratore generale Gaetano Santamaria Amato nel processo davanti al Tribunale di Milano contro Dolce e Gabbana, secondo il quale “l’ottimizzazione del regime impositivo è lecita”, “come si conviene a un grande gruppo italiano che va in Lussemburgo perché il regime fiscale è capace di attrarre capitali, le amministrazioni pubbliche sono efficienti, e ci sono molti trattati che regolano la doppia imposizione”, “avere sede presso una società di servizi è comune a tutte quelle società che non vogliono avere a che fare con malattie e gravidanze”, e “la cessione dei marchi rientra nelle libere legittime scelte imprenditoriali”. Io conosco poco la vicenda che ha visto condannare due tra i maggiori imprenditori italiani e deriva da quanto letto dai giornali, ma leggere le affermazioni non dei propri difensori, ma del sostituto procuratore generale forse aiuta a rimetterci in carreggiata e pensare che si può sempre contare su qualcuno che fa un ragionamento oltre che considerare la necessità di far cassa.

21. TRIBUTI NON PAGATI: RESPONSABILITA’ AMMINISTRATORI – CASS. 5105, 05.03.2014

La Corte di Cassazione afferma che gli amministratori che non hanno pagato i tributi hanno il dovere di risarcire la società in quanto non si sarebbero comportati secondo la diligenza dovuta sia per la specifica competenza tecnica richiesta dalla legge o dallo statuto sia per l’incarico assunto: dunque, nel caso di mancanza di liquidità si deve convocare l’assemblea dei soci al fine di deliberare l’aumento di capitale o la liquidazione dell’impresa.