Circolare fiscale/amministrativa n. 6/2014

a cura del rag. Franco De Renzo (Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano al n. 1447 Commercialista – Revisore Contabile – Consulente Tecnico del Tribunale di Milano) franco.derenzo@studioderenzo.it

1. ACCERTAMENTO FISCALE SUI FAMILIARI – CASS. 10043 DEL 8.5.2014

La Corte si è pronunciata, con decisione conforme al proprio costante orientamento, sulla legittimità dell’accertamento tributario fondato su indagini bancarie effettuate sui conti correnti non direttamente intestati al contribuente verificato, ma riconducibili ad altri soggetti allo stesso collegati, anche se è onere dell’Amministrazione finanziaria dimostrare la pertinenza di tali rapporti bancari. Fornita questa dimostrazione, la Suprema Corte nell’ordinanza specifica che “L’Amministrazione finanziaria non è tenuta a provare che tutte le movimentazioni che risultano da quei rapporti rispecchino operazioni aziendali, ma è onere dell’impresa contribuente di dimostrare l’estraneità di ciascuna di quelle operazioni alla propria attività d’impresa”.1. ACCERTAMENTO BANCARIO SUI FAMILIARI – CASS. 10043 DEL 8.5.2014

2. BENI DETENUTI ALL’ESTERO – C.M. 14/E/2014

L’Agenzia ha precisato che:

  • •Per le attività detenute all’estero per il tramite di una società italiana, il contribuente non deve indicare tali attività nel quadro RW;
  • •Per le attività detenute all’estero per il tramite di una società localizzata in un Paese collaborativo, il contribuente deve limitarsi a indicare il valore della partecipazione nella società estera;
  • •L’approccio look through (perdonate, ma io non centro nulla, è scritto così e vuol dire: esaminare bene) deve, invece, essere adottato soltanto qualora il contribuente detenga una partecipazione superiore al 25 per cento in una società localizzata in un Paese non collaborativo. In tal caso deve indicare, in luogo della partecipazione, le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero della società.

3. BONUS MOBILI  – C.M. 14/E/2014

Confermata l’esclusione dei così detti “interventi minori” quali ad esempio l’installazione di strumenti contro il compimento di atti illeciti, dalla categoria degli interventi propedeutici alla fruizione del citato bonus arredo. L’Agenzia, con riferimento al caso specifico, afferma che nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, per le loro particolari caratteristiche, siano anche inquadrabili tra gli interventi edilizi di cui al citato art. 3, comma 1, lettere a), b), c) e d) del DPR 380 /2001 è possibile avvalersi anche dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale.

4. COMMERCIALISTA, FATTURE FALSE E DOMICILIARI – CASS. 23522 DEL 5.6.2014

La Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari disposta dal Gip nei confronti di un commercialista coinvolto in un’indagine per frode fiscale, accusato di aver sistematicamente impartito a diversi clienti direttive relative all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

3. CONDOTTA ANTIECONOMICA – CASS. 10041 DEL 8.5.2014

Seppure legittimo l’accertamento in presenza di un comportamento del contribuente giudicato assolutamente antieconomico, è altrettanto vero che di fronte alla contestazione di operazioni antieconomiche, l’Amministrazione finanziaria può rettificare l’Iva detratta sugli acquisti solo nel caso in cui si tratti di operazioni inesistenti, di sovrafatturazioni oppure di operazioni rientranti nella più ampia fattispecie dell’abuso di diritto.

6. CONSIDERAZIONI FINALI DEL GOVERNATORE BANCA ITALIA – ROMA, 30.6.2014

Dalle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia, fatte a Roma all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti, ho estratto qualche pensiero che ritengo possa essere attentamente valutato da ognuno di noi. In Italia, il rientro dalla fase più acuta della crisi ha seguito un percorso reso a tratti accidentato dall’incertezza politica; la ripresa stenta ad avviarsi, rendendo pressante l’esigenza di procedere nell’azione di riforma. Le decisioni di politica monetaria della BCE sono assunte collegialmente dal Consiglio direttivo, di cui fanno parte nel comune interesse europeo i Governatori di tutte le banche centrali nazionali dell’Eurosistema, che si avvalgono a questo fine delle analisi sviluppate dalle rispettive strutture. Lo stesso lavoro istruttorio della BCE si svolge attraverso un’intensa attività di comitati e gruppi di lavoro cui partecipano esperti delle banche centrali nazionali.

Le condizioni finanziarie nell’area dell’euro sono molto migliorate dallo scorso anno. Il contributo della politica monetaria è stato determinante: nelle fasi acute della crisi ha evitato che la situazione precipitasse; ha contribuito a fugare i timori degli investitori sull’integrità dell’Unione economica e monetaria; ha accompagnato l’attuazione di riforme importanti a livello nazionale e nella governance europea. Il consolidamento dei conti pubblici nei paesi colpiti dalla crisi, necessario in sé e inderogabile per eliminare i dubbi sulla sostenibilità dei debiti, costituisce una garanzia contro il riacutizzarsi delle tensioni sui mercati dei titoli sovrani nell’area dell’euro. Ma i costi congiunti della recessione e di politiche di bilancio restrittive sono stati elevati. Lo stato dell’economia resta fragile, in particolare nel mercato del lavoro.

La politica monetaria nell’area dell’euro ha di fronte sfide in parte diverse da quelle affrontate negli ultimi due anni. L’attività economica è tornata a crescere nel 2013, ma solo in parte dell’area e a ritmi molto diseguali; lo confermano i dati più recenti. Le condizioni del mercato del credito restano difficili; la frammentazione finanziaria lungo confini nazionali si è ridotta, non è scomparsa. Soprattutto, le variazioni dei prezzi al consumo si sono fortemente ridotte: dalla seconda metà dello scorso anno l’inflazione si colloca ben al di sotto della definizione di stabilità dei prezzi adottata dal Consiglio direttivo della BCE. Tra il luglio del 2012 e il maggio di quest’anno l’euro si è apprezzato, nei confronti con la media delle altre valute, del 9 per cento: rispetto al dollaro del 12.

Nel nostro Paese la lunga recessione, in atto dal 2008 con una breve interruzione, si è arrestata alla fine dello scorso anno, essenzialmente grazie alla domanda estera e al ridursi della necessità di correzioni dei conti pubblici. Vi ha contribuito l’accelerazione dei pagamenti dei debiti commerciali della pubblica amministrazione. Ma una vera ripresa stenta ad avviarsi. Il graduale miglioramento delle aspettative tarda a tradursi in un solido recupero dell’attività economica.

Il lascito della recessione è pesante. Molte imprese italiane hanno saputo difendere, in alcuni casi aumentare, le loro quote sui mercati esteri; è tornata in attivo la bilancia corrente, anche al netto degli effetti del ciclo Ma la caduta dell’attività rivolta all’interno è stata drammatica: nel complesso, la produzione industriale si è contratta di un quarto. Anche se vi sono segni di miglioramento della fiducia, la necessità di compensare l’erosione dei risparmi accumulati, l’incertezza sulle prospettive dei redditi nel medio e lungo periodo continueranno a gravare sui consumi delle famiglie. Questi potranno trarre beneficio dagli sgravi fiscali di recente approvazione, ma non diventeranno forza trainante di ripresa senza un duraturo aumento dell’occupazione.

La recessione si è riflessa pesantemente sul numero degli occupati e quindi sui redditi delle famiglie. Tra il 2007 e il 2013, l’occupazione è scesa di oltre un milione di persone, quasi interamente nell’industria; è anche diminuito il numero medio di ore lavorate. Il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato rispetto al minimo toccato nel 2007, al 12,7% dello scorso marzo. L’offerta dei posti di lavoro tornerà a salire solo lentamente; di norma la prima variabile a reagire all’incremento della produzione è il numero di ore lavorate per addetto.

La crisi può essere per le nostre imprese l’occasione per attuare ed estendere quello che fino ad oggi in molti casi ha tardato: un profondo rinnovamento del modo di produrre di fronte alla rivoluzione digitale, in grado di generare nuove forme di impresa e di occupazione, in nuovi ambiti di attività. Corruzione, criminalità, evasione fiscale, oltre a minare alla radice la convivenza civile, distorcono degli attori economici e i prezzi di mercato, riducono l’efficacia dell’azione pubblica, inaspriscono il livello della tassazione per coloro che adempiono ai propri doveri, comprimono gli investimenti produttivi e la generazione di nuove occasioni di lavoro. Il buon funzionamento della pubblica amministrazione migliora l’operare dei mercati e la concorrenza, riduce i costi delle imprese, si riflette favorevolmente sulla qualità e sul costo dei servizi pubblici e, per questa via, sul carico fiscale. Da esso dipende l’efficacia delle riforme.

In molti casi i benefici delle riforme sono inevitabilmente differiti nel tempo. Ciò vale, ad esempio, per gli interventi sul sistema scolastico e formativo. Ma questo non è un motivo per rimandare l’azione. Il livello di istruzione e di competenze su cui può contare il sistema produttivo italiano è inadeguato: in una recente indagine dell’OCSE, l’Italia figura all’ultimo posto per le competenze funzionali di lettura e al penultimo per quelle numeriche. Il divario con la media degli altri paesi è presente anche tra i più giovani ed è più alto al crescere del titolo di studio.

La riduzione del rapporto tra debito e prodotto resta la sfida ineludibile per il nostro Paese; la sua velocità dipende dal ritorno a una crescita stabile e sostenuta. Crescita economia ed equilibrio del bilancio pubblico non possono che essere perseguiti congiuntamente. Negli anni scorsi l’eccezionale flessione del PIL ha minato la solidità di molte imprese, rendendo gravoso il rimborso dei prestiti bancari. Le ricadute sugli intermediari sono state molto pesanti: le perdite su crediti accumulate dal 2008 ammontano a 130 miliardi; quelle dell’ultimo biennio hanno assorbito pressoché per intero i profitti operativi.

Le banche hanno arginato il deterioramento della profittabilità contenendo i costi. Tra il 2008 e il 2013 il numero dei dipendenti nel settore bancario è diminuito di 30.000 unità, quello degli sportelli di 2.400. Il rapporto tra costi e ricavi è sceso dal 66,7 al 62,1 per cento. Le restrizioni all’offerta di credito colpiscono in misura maggiore le imprese piccole e medie, generalmente più rischiose e ora particolarmente indebolite dalla recessione. In questo quadro, preoccupa la difficoltà nel reperire finanziamenti da parte di aziende dotate di favorevoli opportunità di crescita ma prive di accesso diretto al mercato dei capitali.

Il 2013 è stato ancora un anno difficile, per l’Europa e per la nostra economia, più di quanto si prevedesse un anno fa. L’uscita dalla recessione è travagliata, la ripresa fragile e incerta. Non mancano, anche da noi, segnali positivi: crescono gli afflussi di capitale, migliora il clima di fiducia dei consumatori, gli ordinativi delle imprese manifatturiere sono in espansione. Perché il miglioramento si consolidi va messo a frutto quanto è stato finora intrapreso, avanzando con decisione lungo la strada delle riforme e promuovendo la ricerca dell’efficienza, nei servizi pubblici come nell’attività privata. Siamo anche consapevoli che alla crescita della produttività, troppo a lungo stagnante, deve accompagnarsi quella della domanda, quindi dei redditi delle famiglie, da sostenere con nuove opportunità di lavoro. Servono investimenti, privati e pubblici, nazionali ed europei.

La ripresa dell’economia, il rilancio dell’occupazione dipendono dalla capacità di finanziare investimenti e progetti meritevoli. A questo compito fondamentale, pur nella difficile fase attuale, va rivolto il credito bancario, con il necessario concorso dei capitali direttamente investiti nelle imprese e delle risorse che possono essere utilmente raccolte sul mercato. Il rispetto delle regole e la linearità dei comportamenti sono condizioni essenziali, sulle quali continueranno a vigilare.

7. DECRETO CRESCITA – D.L. 91 DEL 13.6.2014

Come per tutti i Decreti Legge, la norma entra in vigore immediatamente, ma deve essere convertita in legge entro 60 giorni. Se questo non avviene, il tutto decade dall’origine.

Ace – art. 19

Per tutte le società è previsto che possano fruire, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dic. 2014, di un credito d’imposta applicando, all’eccedenza del rendimento nozionale non utilizzato nel periodo d’imposta per incapienza, le aliquote di cui agli articoli 11 e 77 Tuir. Il credito d’imposta deve essere utilizzato in diminuzione dell’Irap e va ripartito in 5 quote annuali di pari importo.

Agevolazioni per investimenti – art. 18

I titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi, compresi nella divisione 28 della tabella ATECO, di cui al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 16 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21 dicembre 2007, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, possono avere un credito d’imposta per gli acquisti effettuati dal 25 giugno 2014 e fino al 30 giugno 2015.

Il credito riconosciuto ammonta al 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali, compresi nella suddetta tabella, realizzati nei 5 periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.

Sono ammesse all’agevolazione anche le imprese in attività da meno di 5 anni. In tal caso, la media degli investimenti in beni strumentali nuovi, compresi nella divisione 28 della tabella ATECO da considerare, è quella risultante dagli investimenti realizzati nei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge o a quello successivo, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. Per le imprese costituite successivamente al 25 giugno 2014, il credito d’imposta è comunque riconosciuto e si applica con riguardo al valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo d’imposta.  E’ previsto un limite minimo di investimento, pari all’importo unitario di 10.000 euro.

Il credito d’imposta va ripartito e utilizzato in 3 quote annuali di pari importo e indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito è utilizzato, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile Irap e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5 Tuir.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell’art. 1 della legge 24 dic. 2007, n. 244. Ai fini dell’utilizzo in compensazione, la prima quota annuale è fruibile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.

L’impresa decade dall’agevolazione quando:

  • •L’imprenditore cede a terzi o destina i beni, oggetto degli investimenti, a finalità estranee all’esercizio di impresa, prima del secondo periodo di imposta successivo all’acquisto;
  • •I beni oggetto degli investimenti sono trasferiti, entro il termine di cui all’art. 43, comma 1 DPR n. 600/1973, in strutture produttive situate al di fuori dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell’agevolazione.

Diritti CCIAA – Art. 20

Le imprese, attraverso contributi derivanti dall’applicazione di una maggiorazione dei diritti di segreteria dovuti alle CCIAA con il deposito dei bilanci presso il registro delle imprese, contribuiscono al finanziamento dell’OIC che fornirà supporto all’attività del Parlamento e degli organi di Governo in materia normativa contabile ed esprimerà pareri.

Società – articoli 20 e 21

Sono previste alcune modifiche al codice civile.

  1. a)Art. 2327: il capitale sociale minimo previsto per le Spa passa da 120.000 a 50.000 euro;
  2. b)Art. 2437-ter, comma 3: per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, lo statuto può prevedere che il valore di liquidazione sia determinato non solo in base alla media dell’ultimo semestre, ma anche da parte degli amministratori, sentito il collegio sindacale e i revisori;
  3. c)Art. 2343-bis, comma 2: in ipotesi di acquisizione della società da promotori, soci e amministratori, il cedente può presentare la relazione giurata di stima o non allegare la relazione nel caso in cui il conferimento è rappresentato da valori mobiliari di valore pari o inferiore al prezzo medio ponderato o, in alternativa da beni in natura e crediti di valore pari al fair value di bilancio o, da ultimo, nel caso di presentazione di una stima da parte di un esperto indipendente;
  4. d)Art. 2441, comma 2: l’offerta di opzione deve essere depositata presso l’ufficio del registro delle imprese e contestualmente resa nota mediante un avviso pubblicato sul sito internet della società, con modalità atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione, o, in mancanza, mediante deposito presso la sede della società. Per l’esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a quindici giorni dalla pubblicazione dell’offerta;
  5. e)Art. 2477: è abrogato il comma 2 che disponeva che “la nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se il capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni”. Effetto diretto di tale impostazione è che il parametro del capitale sociale non assume più alcuna rilevanza ai fini dei controllori. Così si potrà avere una Spa con capitale di 60.000 euro e collegio sindacale e una Srl con capitale di 130.000 senza organo di controllo.

Restano immutate le altre circostanze che obbligano alla nomina, vale a dire:

  • •Obbligo della redazione del bilancio consolidato;
  • •Controllo di una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • •Superamento, per due esercizi consecutivi, dei parametri di cui all’art. 2435-bis del c.c.;
  1. f)Art. 2500-ter, comma 2: nella trasformazione progressiva da società di persone in società di capitali, il capitale della società risultante dalla trasformazione desse essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell’attivo e del passivo e deve risultare da relazioni di stima redatta a norma dell’art. 2343 ovvero dalla documentazione di cui all’art. 2343-ter ovvero, nel caso Srl, dall’art. 2465. Si applicano altresì, nel caso di società per azioni o in accomandita per azioni, il secondo, terzo e, in quanto compatibile, quarto comma dell’art. 2343 ovvero, nelle ipotesi di cui al primo e secondo comma dell’art. 2343-ter, il terzo comma del medesimo articolo.

Il Governo, perseguendo l’obiettivo di fornire forme alternative di approvvigionamento di risorse alle imprese, interviene in merito all’emissione di prestiti obbligazionari prevedendo, da un lato l’eliminazione del tetto massimo di emissione pari al doppio del capitale sociale e, dall’altro, a eliminare il divieto di riduzione del capitale per le società che hanno emesso obbligazioni. Per quanto concerne le spa è introdotta la facoltà di procedere all’emissione di azioni aventi voto plurimo, nonché con voto limitato.

8. DECRETO SEMPLIFICAZIONI – CDM BOZZA 21.6.2014

Son previste alcune importanti novità:

  1. a.La soglia per ottenere i rimborsi Iva senza alcun adempimento sale da 5.000 a 15.000 euro (per gli importi che eccedono il limite non dovrebbe essere più necessaria la prestazione della garanzia a favore dello Stato, basteranno il visto di conformità e l’allegazione delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà);
  2. b.La soglia del valore delle operazioni con Paesi black list per l’obbligo di comunicazione alle Entrate (la segnalazione sarà annuale) sale da 500 a 10.000 euro;
  3. c.La soglia dell’esenzione per la presentazione della dichiarazione di successione passa da 25.822 a 100.000 euro.

9. FERIE NON FRUITE: INDENNITA’ AGLI EREDI – CORTE GIUSTIZIA UE 12.6.2014

La Corte di Giustizia Ue, nella causa C-118/13, con sentenza del 12 giugno 2014, si è occupata della delicata questione dell’indennità sostitutiva delle ferie annuali non fruite. La sentenza, nel panorama di quelle che si occupano dell’argomento, acquista un particolare valore in quanto si riferisce a ferie non fruite da un lavoratore a causa di una grave malattia che lo ha portato al decesso, e il relativo diritto degli eredi di ricevere l’indennità sostitutiva.

Il giudice tedesco, che ha sollevato la questione davanti ai giudici di Lussemburgo, ha dubitato che il diritto in questione fosse trasmissibile in via successoria, ma la CGUE ha affermato che la Direttiva 23003/88/Ce sull’orario di lavoro, deve essere interpretata in senso contrario a leggi o prassi nazionali che prevedono che il diritto alle ferie annuali si estingua senza dare diritto agli eredi ad un’indennità finanziaria a titolo delle ferie non godute, quando il rapporto di lavoro è terminato per decesso del lavoratore. Infatti, chiarisce la Corte, il beneficio di una tale indennità non può dipendere da una previa domanda dell’interessato.

10. FINANZIAMENTO SOCI – CONSULENTI DEL LAVORO, CENTRO STUDI

Il Centro Studi dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro ha preparato una guida in merito al finanziamento dei Soci, i cui versamenti, secondo il principio contabile Oic 28, possono essere:

  1. a.versamenti a titolo di finanziamento

Da registrare alla lettera “D”, magari evidenziando se vige il principio di fruttuosità o meno. Per vincere la presunzione è obbligatorio fornire la prova scritta avente la data certa.

  1. b.versamenti a fondo perduto

Da contabilizzare nelle riserve di capitale e l’eventuale rimborso può avvenire dietro delibera dell’assemblea se la riserva legale non è inferiore al 20% del capitale sociale.

  1. c.versamenti a titolo di futuro aumento di capitale

Rappresentano una riserva di capitale con uno specifico vincolo di destinazione da contabilizzare nelle “altre riserve”.

  1. d.versamenti in conto aumento di capitale.

Sono quelli effettuati senza obbligo di restituzione e concorrono a formare il patrimonio netto della società.

I conferimenti in denaro da parte dei soci in società sono considerate fuori campo IVA, non essendo collegate ad una specifica controprestazione, quindi, non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizi resa dalla società, ma sono mere cessioni di denaro (Circ. Min. 24 dic. 1997 n. 328/E, Corte Giustizia CE 26 giugno 2003 C-442/01).  Gli interessi attivi corrisposti dalla società al socio relativamente a finanziamenti fruttiferi devono essere assoggettati a tassazione come redditi d’impresa se i percipienti sono soggetti imprenditori, ovvero come redditi di capitale se percepiti al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa; in capo alla società, invece, gli interessi passivi corrisposti al socio sono deducibili nei limiti previsti dall’art. 96 del DPR 917/1986. Il tasso di interesse riconosciuto dalla società non quotate è deducibile se non è superiore al tasso ufficiale di sconto aumentato di due terzi. Se il tasso ufficiale è il 2%, gli interessi pagati sono fiscalmente deducibili fino al 3,33% e indeducibili per l’eventuale quota eccedente.

11. IMPOSTE NON VERSATE E REATO DI OMESSO VERSAMENTO – CASS. 1946 E 20266 DEL 2014

Purtroppo i tempi non eclatanti dell’economia fanno emergere situazioni non belle e la Cassazione con la sentenza n. 19426 del 12 maggio 2014, ha evidenziato che ai fini IVA:

  1. a.Per la consumazione del delitto non è sufficiente un qualsiasi ritardo nel versamento rispetto alle scadenze previste, ma occorre che l’omissione si protragga fino ala 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento;
  2. b.Il reato in esame è punibile a titolo di dolo generico, e riferirsi alla soglia di euro 50.000, elemento costitutivo del fatto;
  3. c.In sostanza, il soggetto d’imposta, effettuando operazioni imponibili, riscuote già, dall’acquirente del bene o del servizio, l’IVA dovuta e deve perciò accantonarla per l’Erario, organizzando le risorse disponibili in modo da poter adempiere all’obbligazione tributaria;
  4. d.Ricordata la similitudine con le ritenute previdenziali, “è tuttavia necessario, perché in concreto ciò si verifichi, che siano assolti gli oneri di allegazione che, per quanto attiene alla lamentata crisi di liquidità, dovranno investire non solo l’aspetto della non imputabilità a chi abbia omesso il versamento della crisi economica che ha investito l’azienda o la sua persona ma anche la prova che tale crisi non sarebbe stata altrimenti fronteggiabile, tramite il ricorso, da parte dell’imprenditore, ad idonee misure da valutarsi in concreto (non ultimo, il ricorso al credito bancario)”

Per la certificazione dei compensi assoggettati a ritenuta d’acconto, la Sentenza n. 20266 del 15 maggio 2014, ribadisce che il reato è punibile a titolo di dolo generico e che la prova dell’elemento psicologico richiesto per la configurabilità del delitto è “insita nella duplice circostanza del rilascio della certificazione al sostituto e della presentazione della dichiarazione annuale del sostituto (Mod. 770), che riporta le trattenute effettuate, la loro data ed ammontare, nonché i versamenti relativi”.

Come previsto dall’art. 10-ter del D.Lgs. 74/2000, il sostituto d’imposta ha l’obbligo di accantonare le somme dovute all’Erario, non potendosi invocare l’eventuale crisi di liquidità.

Per la Suprema Corte, il reato in esame, sotto il profilo dell’elemento psicologico, si connota per una condotta cosciente e volontaria che, progressivamente, sia articola nelle seguenti fasi:

  1. a)mancato accantonamento delle somme trattenute;
  2. b)omesso versamento mensile;
  3. c)prosecuzione della condotta criminosa fino al termine ultimo fissato dalla norma incriminatrice.

Nel caso di specie, cassando la pronuncia di assoluzione del Giudice di primo grado che aveva assolto l’imputato dal delitto contestato, la Cassazione ha evidenziato come sia sufficiente la coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate e che, concretamente, vi siano spazi “ristretti” per poter sostenere l’assenza dell’elemento soggettivo ovvero la forza maggiore. A tale proposito, non rilevano né il fatto di aver ritenuto necessario pagare prioritariamente altri creditori per scongiurare l’eventuale fallimento, né l’esistenza di crediti verso terzi non esatti.

12. IMU DEDUCIBILE SE BENE STRUMENTALE – C.M. 10/E/2014

L’Agenzia ha confermato la deducibilità dell’IMU solo per gli immobili strumentali utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa (arte o professione) nella misura del 30% per l’anno 2013, nella misura riferita all’anno 2013 e pagata nello stesso periodo.

13. IMU – UMMOBILE MERCE – ART. 13, COMMA 9BIS D.L. 201/2011

Il D.L. 201/2011 è stato riformato dall’art. 2, comma 2, de D.L. 31 agosto 2013 n. 12, convertito con modificazione dalla L. 28 ottobre 2013, n. 214 e prevede che “a decorrere dal 1° gennaio 2014 sono esenti dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati”. In altre parole, in presenza di specifiche condizioni, il decreto esclude, dagli obblighi di versamento dell’IMU previsti per il secondo semestre 2013, nonché per gli anni a partire dal 2014, i beni merce presenti nel così detto “magazzino” delle imprese edili.

14. INDAGINI FINANZIARIE E ONERE DELLA PROVA – CASS. 100386 DEL 13.5.2014

La Cassazione già con la Sentenza 10043 dell’8.5.2014 aveva ritenuto che l’organo giudicante “è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante), ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative”.

Con la Sentenza 100386 del 13.05.2014 ha ribadito che: “Per l’amministrazione finanziaria non vi è l’onere di previa dimostrazione dell’esistenza di sottrazione di materia imponibile in capo alla società, ai fini della valorizzazione delle movimentazioni bancarie identificate sui conti correnti nominalmente intestati ai soci, atteso che gli indici di cointeressenza e perciò di riferibilità all’attività d’impresa svolta dalla società possono essere fondati anche sulla circostanza stessa dell’omessa precisa identificazione dell’origine e provenienza o della destinazione di somme che risultano transitate sui predetti conti correnti, alla luce del fatto che, specie nelle società di persone, il rapporto intercorrente tra amministratori e società amministrata è talmente stretto da realizzare una sostanziale identità di interessi, tale da giustificare automaticamente e salvo prova contraria l’utilizzazione dei dati raccolti”.

Le due sentenze evidenziano l’importanza di avere una “contabilità” personale dei movimenti finanziari, anche se non si ha la partita Iva o se non si è obbligati per aver scelto un regime semplificato. Si ritiene sia opportuno per ogni cittadino-contribuente:

  1. a.Non limitarsi ad avere due conti (uno per l’attività e l’altro per uso familiare), ma monitorare tutti i movimenti: non limitandosi a giustificare a chi è stato fatto un bonifico, ma anche la ragione;
  2. b.Monitorare tutti i movimenti finanziari, anche tra familiari, tralasciando solo quelli di valore esiguo;
  3. c.Chi non è avvezzo con la tecnologia digitale, farà bene a procurarsi un caro vecchio quaderno, ove appuntare quelle informazioni che, a distanza di anni, si dimostreranno preziose per giustificare transazioni che non sarebbe possibile giustificare in altro modo.

Personalmente sono d’accordo con coloro che ritenessero questi suggerimenti eccessivi, bisogna però ricordare che l’onere della prova compete al contribuente. Il suggerimento per quei contribuenti che hanno scelto un regime di contabilità semplificata, ma non sono pratici nella gestione del proprio conto corrente bancario, è certamente quello di optare per la contabilità ordinaria affinché qualcun altro se ne occupi.

15. IRAP E PART TIME – DIRETTIVA 42 AGENZIA 11.6.2014

La direttiva dell’Agenzia delle Entrate ribadisce che nelle more dell’intervento del Legislatore vale l’orientamento giurisprudenziale della Sentenze di Cassazione n. 6383 e 7610 del 2014. Pertanto, per gli uffici delle Entrate sussiste l’autonoma organizzazione quando il professionista:

  • •È, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non è, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
  • •Impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvale in modo occasionale di lavoro altrui.

L’utilizzo, in modo occasionale, di lavoro altrui, si ha nei contratti di lavoro dipendente, anche part-time, oppure di collaborazione e di forniture di servizi, anche se relativi a funzioni di supporto e di segreteria. Sussiste l’assoggettabilità se il professionista si serve di strutture organizzate tramite contratto.

16. LEASING – C.M. 10/E/2014

Ex art. 164, lettera b-bis) DPR 917/1986, se l’utilizzo è superiore alla metà del periodo d’imposta, l’Agenzia conferma che non può trovare applicazione la così detta “maggiorazione della durata minima fiscale” prevista dal comma 7 dell’art. 7 dell’art. 102 DPR 917/1986, che trova, invece, applicazione per le auto aziendali, di cui alla lettera b) dell’articolo 164 DPR 917/1986.

Pertanto, per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta, disciplinata dalle lettere b-bis) del comma 1 dell’art. 164 DPR 917/1986 – al pari degli altri beni mobili dell’impresa – la deduzione dei canoni di leasing relativi a contratti stipulati a decorrere dall’1 gen. 2014, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 1, comma 162, della L. 147/2013, deve avvenire in un periodo minimo pari alla meta del periodo di ammortamento (2 anni).

17. ONERI FINANZIARI CAPITALIZZATI – TUIR 96 E OIC 16

La capitalizzazione degli oneri finanziari, dettati dall’OIC 16, e voluti per evitare la capitalizzazione selvaggia per differire le perdite, incontra una serie di limiti:

  1. 1.La capitalizzazione deve riferirsi agli interessi passivi sostenuti per capitali presi a prestito specificamente per l’acquisizione di immobili;
  2. 2.Gli interessi capitalizzabili sono solo quelli maturati durante il “periodo di costruzione”;
  3. 3.Il finanziamento sia stato realmente utilizzato per l’acquisizione dei cespiti;
  4. 4.Il tasso di interesse da utilizzarsi è quello dell’interesse realmente sostenuto per il finanziamento a medio e lungo termine utilizzato per il pagamento delle immobilizzazioni materiali;
  5. 5.Gli utili e le perdite derivanti dall’oscillazione dei cambi relativi alla liquidazione dei costi sostenuti per l’acquisizione di immobilizzazioni materiali in base ad operazioni condotte in valuta estera, costituiscono rispettivamente proventi ed oneri di natura finanziaria – in quanto conseguenti a scelte discrezionali operate dalla direzione dell’impresa circa le modalità di liquidazione dei costi pattuiti per l’acquisto – e sono, pertanto, ininfluenti ai fini della determinazione del costo originario dell’immobilizzazione materiale;
  6. 6.Il valore, inclusivo dell’interesse, del cespite che è destinato a far parte dell’organizzazione permanente dell’impresa non può superare il valore recuperabile tramite l’uso, come definito per le immobilizzazioni materiali di un’impresa in condizioni di funzionamento.

18. PERDITE SU CREDITI – ART. 106, COMMA 1 TUIR 917/1986

“Le svalutazioni dei crediti risultanti in bilancio per l’importo non coperto da garanzia assicurativa, che derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi indiciate nel comma 12, dell’art. 85, sono deducibili in ciascun esercizio nel limite dello 0,50% del valore nominare o di acquisizione dei crediti stessi. Nel computo del limite si tiene conto anche di accantonamenti per rischi su crediti. La deduzione non è più ammessa quando l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti ha raggiunto il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell’esercizio.”

Nel caso di cambiamento di stima del fondo svalutazione crediti, determinati secondo la normativa tributaria, ma eccedenti rispetto al rischio effettivo, devono essere illustrati nella nota integrativa, indicando i motivi di tali accantonamenti eseguiti esclusivamente in applicazione di norme tributarie (ai sensi dell’art. 2427, n. 14 C.C.). Se il cambiamento di stima comporta una riduzione del fondo svalutazione, l’eccedenza del fondo è imputata nelle sopravvenienze attive ed è esposta , come stabilito dal documento interpretativo CNDR-CNR n. 1 (al paragrafo A5), nel conto economico tra gli altri ricavi e proventi (voce A5). Ribadisco, quindi, che se il fondo svalutazione crediti è superiore al 5% del totale dei crediti a fine periodo, la differenza diventa una sopravvenienza attiva.

19. PERMESSI MENSILI PER ASSISTERE DISABILI – MIN. LAVORO  INTERP. 19 26.6.2014

L’interpello ha chiarito che, affinché i parenti e affini entro il terzo grado possano fruire dei tre giorni di permesso mensile ex art. 33, comma 3 Legge n. 104/1992, è necessario che il coniuge e/o i genitori del disabile grave:

  • •abbiano compiuto i 65 anni di vita;
  • •siano affetti da patologie invalidanti;
  • •siano deceduti o mancanti.

La norma utilizza la disgiuntiva per indicare le condizioni che consentono l’estensione del diritto ai permessi al terzo grado di parentela o affinità, è sufficiente che le condizioni suddette si riferiscano ad uno solo dei soggetti menzionati (coniugi o genitori), a nulla rilevando la presenza nell’ambito familiare di parenti o affini di primo e di secondo grado.

20. POSTA ELETTRONICA, INDIRIZZO – CIRC. 77684 DEL 9.5.2014 MISE

La Circolare n. 77684 del 9 maggio 2014 del Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che ogni Società e ogni Impresa individuale iscritta in Camera di Commercio deve obbligatoriamente avere un unico ed esclusivo indirizzo PEC. A differenza di quanto specificato dal Ministero dello Sviluppo precedentemente, in cui era possibile comunicare l’indirizzo PEC di un soggetto terzo o lo stesso indirizzo per più società (ad esempio l’indirizzo del commercialista o un indirizzo PEC di un amministratore di più Società), ora è necessario ed obbligatorio che per ogni impresa sia utilizzato, e comunicato alla CCIAA, un indirizzo PEC univoco. Se l’indirizzo PEC è utilizzato da più soggetti, la CCIAA procederà d’ufficio alla cancellazione dal registro imprese, previa intimazione, e con l’applicazione della sanzione da 10,33 a 516 euro per le imprese individuali e da 206 a 2.065 per le società.

21. PRINCIPI CONTABILI – OIC 15, 20 E 21

L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha approvato e resi obbligatori a partire dai bilanci chiusi dal 31 dicembre 2014, anche se è possibile applicarli prima, alcuni principi.

OIC 15 – Crediti

Contiene nuovi criteri da applicare nel caso della cancellazione dei crediti, oltre a maggiori precisazioni sul tema della relativa deducibilità fiscale.

Secondo la nuova versione definitiva del principio contabile nazionale, le imprese possono ottenere la deducibilità fiscale delle eventuali perdite, che sono contabilizzate a seguito della cessione dei crediti, ai sensi di quanto previsto dalla legge di Stabilità 2014 (L. 147/2013), secondo cui ai fini della deducibilità delle perdite su crediti, gli elementi certi e precisi sussistono in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio operata in applicazione dei principi contabili.

In linea con la prassi comune internazionale, la cancellazione dei crediti dal bilancio potrà avvenire solo nel momento in cui si estinguono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito oppure quando la titolarità dei diritti contrattuali è trasferita insieme a tutti i rischi ad essi connessi.

Viceversa, il credito rimane iscritto in bilancio se al trasferimento della titolarità del diritto non corrisponde il trasferimento sostanziale dei rischi connessi.

OIC 20 Titoli di debito e 21 Partecipazioni e azioni proprie

Riformulano la disciplina riguardante la classificazione die titoli e delle partecipazioni.

La classificazione in bilancio, fra attivo immobilizzato e circolante, dei titoli e delle partecipazioni dipende non solo dall’effettiva capacità dell’impresa di detenere il titolo per un periodo prolungato di tempo, ma anche dalla volontà della direzione aziendale. Infatti, gli strumenti finanziari che sono destinati a permanere nel patrimonio aziendale in modo durevole si iscrivono tra le immobilizzazioni, mentre gli altri devono iscriversi nel capitale circolante.

22. REDDITOMETRO E NUOVI QUESTIONARI – C.M. 20/E/2014

L’Agenzia ha ribadito che:

  • •Le spese medie ISTAT sono legittimamente utilizzabili per il calcolo delle spese connesse ad elementi certi;
  • •Gli importi corrisposti per le spese per beni e servizi di uso corrente, il cui contenuto induttivo è determinato con esclusivo riferimento alla media Istat della tipologia di nucleo familiare ed area geografica di appartenenza (voci della tabella A del D.M. 24 dicembre 2022, definite nella C.M. n. 24/2 “spese Istat”) concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito e formano oggetto di contraddittorio solo se individuati puntualmente dall’ufficio, mediante i dati disponibili in anagrafe tributaria;
  • •La quota di risparmio non utilizzata per spese di investimento o per consumi, concorre alla ricostruzione sintetica del reddito.

Nel Nord Est sono pervenuti i primi questionari sul nuovo redditometro.  L’Ufficio ha qualificato un contribuente nella categoria del nucleo familiare “Altre tipologie”, perché la propria “famiglia fiscale” è rappresentata da un genitore e da due fratelli, e ha richiesto l’indicazione dei redditi dichiarati, dal singolo contribuente e complessivamente dal nucleo familiare di appartenenza, con l’esposizione sintetica dell’ammontare delle spese e degli investimenti rilevati dall’Agenzia e assunti per la determinazione del reddito. L’indicazione sintetica è seguita, in modo schematico e comprensibile, dal riporto analitico di tutte le spese assunte dall’Ufficio, mediante una ripartizione che ancora una volta segue le disposizioni di cui al DM 24 dicembre 2012 (corrette dal Garante della Privacy con documento n. 2765110 del 21 novembre 2013), quali:

  1. a)le spese per l’abitazione ed altri immobili, in cui sono riportati, in modo preciso, i dati dei contratti di locazione, con la rispettiva indicazione del canone, e le rate di mutuo pagate nell’anno 2009;
  2. b)le spese per combustibili ed energia, in cui sono riportati gli importi relativi alle utenze domestiche;
  3. c)le spese per trasporti, in cui sono indicate le autovetture e i motocicli di proprietà del contribuente, con la valorizzazione delle spese certe e delle spese per elementi certi;
  4. d)le spese di altre categorie, in cui sono riportate le spese per polizze assicurative, nonché i contribuenti previdenziali ed assistenziali versati nell’anno, e i canoni di leasing pagati.

L’Ufficio ha anche richiesto i dati finanziari, ossia, i saldi iniziali e finali dei conti correnti bancari e postali e dei conti titoli (per i quali è probabile che l’Ufficio chieda anche l’esibizione della relativa documentazione). Nell’ultima parte della “lettera” è richiesta l’indicazione degli investimenti patrimoniali effettuati nei cinque anni successivi all’anno di riferimento.

Personali annotazioni

Io continuo a raccomandare di preparare una situazione patrimoniale annuale, anche per rendersi conto di come sia finito l’anno, rispetto a quelli precedenti. Nei limiti del possibile, sarebbe auspicabile che la distinta fosse preparata anche per gli anni addietro, così da pervenire, prima o poi, a quella quasi perfetta, e non certo per presentarla all’Ufficio, ma per rendersi meglio conto dell’evoluzione della propria situazione patrimoniale. Le nuove richieste dell’Agenzia delle Entrate sembrano orientate a imporci questa redazione.

Tanto per iniziare, le voci da considerare potrebbero essere:

  • •beni mobili (auto, moto, barche, ecc.);
  • •beni immobili (abitazioni, capannoni, contratti di leasing, ecc.);
  • •gioielli e altri valori;
  • •partecipazioni (azioni, quote, fondi, obbligazioni, ecc.);
  • •disponibilità liquide (conti correnti, denaro in cassa);
  • •debiti per mutui, prestiti e altro.

Il valore di ogni bene dovrebbe essere quello più vicino alla realtà. Per me ho preparato una tabella in Excel che trovo molto comoda e che non ho problemi a trasferire a chi me la chiedesse.

23. RIMBORSO IMPOSTE E PRESCRIZIONE – CASS. 13676 DEL 16.6.2014

Il termine da prendere come riferimento per la decorrenza della prescrizione è quello del versamento del tributo e non la data del deposito della sentenza con cui il tributo specificamente esaminato era stato dichiarato retroattivamente illegittimo dalla Corte di Giustizia (causa C-207/2004). Secondo il Supremo collegio, il legislatore gode di ampia discrezionalità “per quanto riguarda la fissazione della durata del termine di prescrizione dei diritti, o di decadenza dagli stessi”; l’unico limite – continua la Corte – è costituito dall’eventuale irragionevolezza del termine, qualora ossia quest’ultimo “venga determinato in modo da non rendere effettiva la possibilità di esercizio del diritto cui si riferisce e quindi inoperante la tutela voluta accordare al cittadino leso”.

24. RIMBORSO IMPOSTA IRPEF SUPERIORE A EURO 4.000 – C.M. 10/E/2014

I rimborsi indicati nel quadro F del modello 730/2014 superiori a 4.000 euro saranno eseguiti nel caso sussistano richieste di detrazioni per carichi di famiglia e/o il reddito d’imposta derivi da precedenti dichiarazioni comunque generati, con la conseguenza che in assenza di detrazioni per carichi di famiglia, i rimborsi saranno eseguiti dopo controlli preventivi dell’Agenzia delle Entrate.

25. RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA – C.M. N. 13 DEL 4.6.2014

L’Agenzia conferma l’impossibilità di operare una rivalutazione esclusivamente civilistica, giustificando tale “chiusura” ritenendo che la formulazione della citata disposizione normativa sia analoga a quella stabilita dall’art. 1, comma 470 Legge 266/2005, secondo cui la rivalutazione contabile deve necessariamente assumere valenza fiscale con il versamento dell’imposta sostitutiva. Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (dal 2016) tramite il versamento di un’imposta sostitutiva, in tre rate annuali senza interessi con l’aliquota del 12% per i beni non ammortizzabili.  “Il maggior valore” secondo alcuni, significa la differenza tra quanto già inserito in contabilità e il valore della rivalutazione, mentre per altri è il valore della rivalutazione attribuito dal perito, naturalmente sempre in percentuale delle azioni o quote possedute.

Le imprese possono rivalutare solo le partecipazioni in imprese controllate e/o collegate (art. 2359 Codice civile) già detenute al 31 dic. 2012. Mentre per le persone fisiche il valore di partenza per l’imposta sostitutiva è certamente quello della perizia, non è stato possibile risalire al valore da considerare per le imprese.  Per le imprese il dubbio è se considerare l’imposta sostitutiva sul valore della rivalutazione 100 detratto dal valore originario di acquisto o di sottoscrizione 15 e quindi su 85, o se solo sul valore della perizia 100.

Per i beni strumentali, ma con riferimento alla rilevanza ai fini IRAP delle eventuali sopravvenienze realizzate a seguito di un evento calamitoso, l’Agenzia ritiene assimilabili le stesse a quelle realizzate in caso di alienazione. Pertanto, anche se classificate tra i componenti straordinari di reddito, tali sopravvenienze attive e passive assumono rilevanza ai fini Irap.

26. SENTENZE SEMPRE ADEGUATAMENTE MOTIVATE – CASS. 8850 DEL 16.4.2014

La Cassazione ha ribadito che “secondo il costante insegnamento di questa Corte – ricorre il vizio di omessa motivazione della sentenza…, sub specie di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento, ovvero quando indichi tali elementi senza un’approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento” (Cass. 2067/98; 1756/09, 9113/12).

27. SINDACI, DOVERE DI VIGILANZA – CASS. 13514 DEL 13.6.2014

La Cassazione ha ritenuto responsabili i sindaci di una società per non aver vigilato ed essere rimasti inerti di fronte a delle operazioni infragruppo di importo particolarmente elevato, poi rilevatesi fittizie. Il danno a loro carico, confermato, era stato quantificato dalle Corti di merito “attribuendo un valore equivalente alla sommatoria delle operazioni considerate illecite, e quindi, utilizzando un parametro oggettivamente individuato”. Per ritenersi configurata, a carico dei sindaci di una società, la violazione del dovere di vigilanza loro imposto, è sufficiente che i medesimi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o non abbiano reagito a fronte di atti di dubbia legittimità e regolarità, e non abbiano posto in essere quanto necessario per assolvere l’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, “eventualmente anche segnalando all’assemblea le irregolarità riscontrate, ovvero denunziando i fatti al p.m., per consentire l’adozione delle iniziative previste dall’art. 2409 c.c.”.. Per contro, non è necessario che siano individuati specifici comportamenti espressamente in contrasto con il dovere di diligenza citato.

28. SPESE MEDICHE: OCCHIO AI RIMBORSI – ART. 36 TER DPR 600/1973

Forse alcuni non sanno che una previsione legislativa dispone che gli enti e le casse con finalità assistenziale devono comunicare all’anagrafe tributaria i dati completi afferenti i rimborsi effettuati, con evidenziazione degli importi erogati e dei soggetti destinatari. E’ evidente il fine della norma: nei confronti di tutti i contribuenti che hanno ricevuto un rimborso delle spese mediche, qualora dovesse essere attivato il controllo formale della dichiarazione ai sensi dell’art. 36-ter del DPR 600/1973, il fisco sarà agevolato nel riscontro dell’esatta applicazione della normativa di riferimento.

E’ bene ricordare che sono detraibili:

  • •Le spese sanitarie rimborsate per effetto di premi di assicurazioni sanitarie da lui versati;
  • •Le spese sanitarie rimborsate a fronte di assicurazioni sanitarie stipulate dal sostituto d’imposta o semplicemente pagato dallo stesso con o senza trattenuta a carico del dipendente o pensionato.

29. SRL CON REVISORE O COLLEGIO SINDACALE – C. M. N. 20 DEL 13.6.2014

Se il progetto di ridurre il capitale minimo a 50.000 euro per costituire le Spa andrà in porto e non si provvede a modificare il codice civile nella parte in cui si obbliga le società a dotarsi di Revisore unico o di Collegio Sindacale, tutte le Srl con capitale sociale superiore a 50.000 euro dovranno dotarsi di un organo di controllo.

In un periodo di crisi economica continuata, questo se assicura una migliore cura nella preparazione dei conti annuali, aiutare gli imprenditori nelle loro decisioni e il fisco ad aumentare il numero dei responsabili su cui rivalersi, inciderà anche nei maggiori costi per le aziende. Nel caso, poi, si volesse procedere alla riduzione della capitale sociale ad una misura inferiore a 50.000, si potrebbero avere molti problemi ove andare a cercare le disponibilità finanziarie necessarie per farlo.

30. VALORE NORMALE DEI BENI – TRANSFERT PRICE – ART. 9 DPR 917/1986

La Cassazione con la Sentenza 8849 del 16.04.2014 è ritornata su quanto già deciso con la Sentenza 17955 del 24.7.2013, ribadendo che nella valutazione a fini fiscali delle manovre sul trasferimento dei prezzi tra società facenti parte di uno stesso gruppo ed aventi tutte Sedi in Italia deve essere applicato il principio “avente valore generale, e dunque non circoscritto ai soli rapporti internazionali di controllo, stabilito dall’art. 9 del DPR 917/1986, che non ha mera portata contabile e che impone il riferimento al normale valore di mercato per corrispettivi e altri proventi presi in considerazione dal contribuente”.

Il principio, vera e propria clausola antielusiva, è l’esplicazione del generale divieto di abuso del diritto in materia tributaria, essendo precluso al contribuente di conseguire vantaggi fiscali mediante l’uso distorto – pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione di legge – di strumenti giuridici idonei a ottenere vantaggi in difetto di ragioni diverse dalla mera aspettativa di quei benefici. La Suprema Corte ha aggiunto che “non a caso, la disposizione dell’art. 76, commi 2 e 5 (come, ora l’art. 110, commi 2 e 7) del decreto citato, rinvia al precedente art. 9 – secondo la tecnica normativa del rinvio recettizio ad una disposizione di carattere generale, da parte di una norma speciale che non prevede una disciplina specifica della fattispecie da regolare (Cass. 916/1986) – ai fini della determinazione del valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti, con riferimento alle transazioni commerciali effettuate tra società dello stesso gruppo; e ciò sia pure con riferimento specifico all’ipotesi in cui alcune di tali società siano italiane, altre straniere”.

Ai sensi dell’art. 2697 del codice civile, si ricorda che grava sul contribuente l’onere di dimostrare che tali transazioni sono intervenute per valori di mercato da considerarsi normali.