Ultimissime di diritto penale – Dicembre 2014

 
 

DIRITTO PENALE SOSTANZIALE

Stupefacenti e determinazione dell’ingente quantità

La Cassazione ha affrontato la tematica dei criteri utilizzabili per stabilire quando ricorra il “quantitativo ingente” di droga idoneo a integrare l’aggravante di cui all’articolo 80, comma 2, del dpr n. 309 del 1990, dopo il radicale stravolgimento normativo determinato, in materia, dalla nota sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale e dagli interventi normativi che ad essa sono seguiti.

Cass. pen. sez. VI, 19 novembre 2014, n. 47907

Allenatore sportivo e posizione di garanzia

In tema di lesioni personali colpose, risponde a titolo omissivo ex art. 40, co. 2, c.p., l’allenatore di una disciplina sportiva (nella specie, Tae Kwon Do) che ometta di fare indossare il casco agli atleti nel corso di una esercitazione, non impedendo così l’insorgenza di lesioni a carico dell’agonista nel corso del combattimento. L’allenatore, infatti, è titolare di una posizione di garanzia a tutela della incolumità degli atleti, sia in forza del principio del “neminem laedere”, sia, quando ci si trovi di fronte ad una attività da qualificarsi pericolosa, ai sensi dell’art. 2050 c.c.

Cass. pen. sez. IV, 18 luglio 2014, n. 31734

Omesso versamento e conferimento dell’incarico al professionista

Il reato di cui all’articolo 2, comma 1bis, del D.L. n. 463/83, che punisce l’omesso versamento da parte del datore di lavoro delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, è reato punito a titolo di dolo generico, integrato dalla coscienza e volontà dell’omissione o della tardività del versamento delle ritenute: il dolo non viene comunque meno per il fatto che il datore di lavoro abbia demandato a terzi, anche professionisti in materia, l’incarico di provvedere, perché obbligato al versamento è il titolare del rapporto di lavoro, il quale deve vigilare che il terzo adempia l’obbligazione di cui egli è l’esclusivo destinatario.

Cass. pen. sez. feriale, 10 ottobre 2014, n. 42324

Favoreggiamento della prostituzione e inserzioni pubblicitarie

Il delitto di lenocinio a mezzo stampa non è integrato dalla mera raccolta e pubblicazione di inserzioni pubblicitarie di donne che si offrono per incontri sessuali, trattandosi di attività del tutto scollegata dal meretricio da queste esercitato e la cui finalità è esclusivamente la prestazione del servizio e non anche l’intermediazione tra prostituta e cliente.

Cass. pen. sez.. III, 25 novembre 2014, n. 48981

Sottrazione di merce al supermercato e tentativo di furto

Le Sezioni Unite, investite della questione «se la condotta di sottrazione di merce all’interno del supermercato, avvenuta sotto il costante controllo del personale di vigilanza, sia qualificabile come furto consumato o tentato allorché l’autore sia fermato dopo il superamento della barriera delle casse con la merce sottratta», hanno affermato che «il monitoraggio della azione furtiva avviata […] e il successivo intervento in continenti», impediscono la consumazione del delitto di furto,  in quanto «l’agente non ha conseguito, neppure momentaneamente, l’autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo diretto del soggetto passivo». L’autore potrà pertanto essere punito esclusivamente a titolo di furto tentato.

Cass. pen. S. U., 16.12.2014, n. 52117

 

PROCEDURA PENALE

Giudizio nullo in caso di sentenza illeggibile

Se la sentenza è manoscritta e la grafia dell’estensore illeggibile, si rende necessario l’annullamento, non della sola sentenza-documento, ma dell’intero giudizio, che dovrà essere svolto a opera di diverso magistrato.

Cass. pen. sez. V, 7 novembre 2014, n. 46124

Fatto diverso e giudizio abbreviato

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell’istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.

Corte Costituzionale, 5 dicembre 2014, n. 273

Reati tributari e ne bis in idem

In relazione alla duplicazione di procedimenti penali e amministrativi, la CEDU ha ritenuto che, in mancanza di quella stretta connessione sostanziale e temporale ravvisata, il contribuente non potrebbe essere punito due volte per lo stesso fatto nell’ambito di procedimenti indipendenti e privi di qualsiasi meccanismo di coordinamento. La Corte ha condannato la Svezia per violazione del divieto di ne bis in idem, poiché il procedimento amministrativo, invece di essere interrotto dopo che la sentenza penale era divenuta definitiva, aveva continuato il proprio corso.

C. eur. dir. uomo, Quinta Sezione, sent. 27 novembre 2014, Lucky Dev c. Svezia

Misure di prevenzione patrimoniali e citazione del terzo

Il procedimento di prevenzione ha istituzionalmente i suoi necessari referenti nel pubblico ministero e nel proposto, sicché l’omessa citazione del terzo, al quale sono intestati i beni ritenuti nella disponibilità del proposto, sia che si tratti di una mancata partecipazione sin dall’inizio del procedimento o di una mancata partecipazione solo ad alcune fasi del medesimo, non ne comporta la nullità e non invalida l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, ferma restando la facoltà dell’estraneo di esplicare le sue difese mediante incidente di esecuzione.

Cass. pen. S.U., 7 novembre 2014, n. 47239

NOVITÀ LEGISLATIVE

Voluntary disclosure e reato di autoriciclaggio

Pubblicata sulla G.U. del 17 dicembre 2014, n.292 la legge 15 dicembre 2014, n.186 contenente disposizioni sulla voluntary disclosure per il rientro e la regolarizzazione di capitali dall’estero e l’introduzione nel codice penale del reato di autoriciclaggio.

Legge 15 dicembre 2014, n. 186

Disegno di legge anticorruzione

Il Consiglio dei Ministri ha approvato delle norme che saranno inserite nel disegno di legge di riforma della normativa penale sostanziale e processuale, con le quali si mira a inasprire la normativa di repressione in materia di corruzione. Si inaspriscono le pene della corruzione propria (cornice da 6 a 10 anni) anche al fine di aumentare i tempi di prescrizione del reato ed evitare che il processo possa concludersi, scegliendo il patteggiamento, con l’applicazione di pene tali da non apparire adeguate alla gravità del fatto. La normativa, inoltre, migliora la confisca allargata, prevedendo che il provvedimento conservi efficacia anche quando nei successivi gradi di impugnazione sia sopravvenuta una causa estintiva del reato oggetto di accertamento e stabilisce che l’imputato, per chiedere il patteggiamento debba restituire l’integrale ammontare del prezzo o del profitto del reato contestatogli.

Consiglio dei ministri 12 dicembre 2014, n. 41

 

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